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Bimbo con cuore bruciato, le parole dei medici: “Sta molto male, siamo sconvolti”

Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, reparto pediatrico

Dall’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo arriva una vicenda complessa che intreccia un percorso clinico drammatico e un trapianto che ha dato una nuova possibilità di vita. Al centro c’è Domenico, bambino di due anni, seguito per una situazione medica giudicata estremamente grave, e un secondo piccolo paziente che ha ricevuto un cuore compatibile dopo un intervento eseguito nella notte tra il 18 e il 19 febbraio.

I fatti si collocano nell’ambito dei trapianti pediatrici, con il coinvolgimento di più strutture sanitarie e specialisti, tra cui anche l’ospedale Monaldi di Napoli.

Immagine collegata alla storia del bimbo con il cuore bruciato

Trapianto e condizioni di Domenico: quadro clinico e decisioni mediche

Secondo quanto ricostruito, per Domenico era stato effettuato un primo tentativo di trapianto, ma l’organo si è rivelato danneggiato. Le condizioni generali del bambino sono quindi peggiorate fino a diventare irreversibili. A fronte del peggioramento, l’équipe medica ha valutato che il piccolo non sarebbe stato in grado di affrontare un secondo intervento chirurgico.

La gestione clinica ha portato all’avvio delle procedure di fine vita. Gli avvocati, riferendo del decorso, hanno spiegato che dopo l’interruzione della sedazione farmacologica il bambino non avrebbe ripreso conoscenza: «Tolto il sonno indotto, il bambino non si è svegliato. Purtroppo non ci sono speranze».

https://tvzap.it/social/bimbo-con-cuore-bruciato-le-parole-dei-medici-la-situazione-e-critica-cosa-succedera-ora/

Le dichiarazioni dall’ospedale Monaldi di Napoli

Sul caso è intervenuto pubblicamente Antonio Corcione, direttore del dipartimento Area Critica dell’ospedale Monaldi, chiarendo l’impostazione del trattamento in corso: “Non ci accaniamo, ma non lo abbandoniamo – spiega – stiamo applicando una legge dello Stato del 2017, dicembre 2017, che tutela il paziente, in questo caso il bambino. Con i genitori, abbiamo condiviso la terapia da fare. Non ci accaniamo, non stacchiamo la spina, non facciamo le cure palliative che si fanno a casa, non facciamo terapia del dolore. Il bambino è sedato, collegato all’apparecchio, e ha gli organi in una grave insufficienza d’organo, multiorgano.”

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