
I carabinieri del Nas sono tornati all’ospedale Monaldi di Napoli, riaprendo corridoi e uffici già battuti nelle ore successive alla morte del piccolo Domenico, il bambino di due anni e mezzo deceduto dopo il trapianto di un cuore rivelatosi danneggiato. L’inchiesta coordinata dalla Procura entra in una fase più stringente: dopo i sequestri eseguiti nei giorni scorsi, i militari hanno acquisito nuova documentazione clinica e approfondito i passaggi decisivi che hanno preceduto l’intervento. Al momento sono sei gli indagati, con l’ipotesi di omicidio colposo, ma il numero potrebbe aumentare man mano che la ricostruzione si fa più dettagliata. L’obiettivo è chiarire se vi siano state omissioni, errori organizzativi o scelte tecniche discutibili nella gestione dell’organo e nelle fasi chirurgiche. Ogni elemento viene ora analizzato minuto per minuto, dalle comunicazioni interne fino ai protocolli seguiti in sala operatoria, mentre la struttura sanitaria resta sotto osservazione in un clima di tensione e attesa.
Nella giornata precedente sono stati sequestrati anche i telefoni dei medici coinvolti, per verificare le comunicazioni intercorse durante il trasporto del cuore e nelle ore immediatamente precedenti al trapianto. Un passaggio considerato centrale per comprendere eventuali ritardi, criticità o divergenze nelle decisioni operative. L’attività investigativa prosegue parallelamente all’acquisizione delle cartelle cliniche, che dovranno essere vagliate in ogni dettaglio, soprattutto per quanto riguarda le tempistiche dell’intervento e le condizioni dell’organo al momento dell’impianto.