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“Non lo hanno mai fatto!”. Bimbo col cuore bruciato: la verità shock sui medici

Ospedale Monaldi di Napoli, immagine correlata al caso del trapianto di cuore pediatrico

Per settimane la stanza d’ospedale è stata l’ultimo confine tra la speranza e l’angoscia. I genitori hanno atteso ogni aggiornamento con il fiato sospeso, aggrappati all’idea che quel cuore nuovo potesse restituire al loro bambino una vita normale. Poi, quando anche l’ultima possibilità si è affievolita, è arrivata la notizia che nessuno vorrebbe mai ascoltare: Domenico non ce l’ha fatta. Aveva due anni e mezzo. Da quel momento il dolore si è trasformato in una richiesta di verità. La famiglia vuole capire cosa sia accaduto in quelle ore decisive, se tutto sia stato fatto secondo le regole e se eventuali errori potessero essere evitati. Le indagini sono in corso e puntano a ricostruire con precisione ogni passaggio clinico e organizzativo.

Immagine simbolica legata a un trapianto di cuore pediatrico

Indagine interna: l’ammissione del Monaldi sulla procedura

Dall’audit interno avviato all’ospedale Monaldi di Napoli dopo l’evento avverso del 23 dicembre, relativo a un bambino di due anni e mezzo di Nola sottoposto a trapianto di cuore, emergono criticità organizzative e procedurali. La relazione a cui fa riferimento il nuovo articolo di Fanpage segnala, tra gli aspetti principali, l’assenza di un riferimento operativo unico e formalizzato per le fasi di espianto, trasporto e impianto dell’organo.

Ospedale Monaldi di Napoli, reparto coinvolto nel caso del bambino di due anni

Mancata formalizzazione del protocollo interno: cosa significa

Nel documento aziendale, riferisce Fanpage, viene riportato che nella struttura “non risultano presenti procedure aziendali formalmente adottate in materia di espianto, trasporto e impianto cardiaco”. In base a quanto ricostruito, il personale avrebbe operato facendo riferimento alle linee guida internazionali vigenti, senza tuttavia disporre di un protocollo interno codificato e condiviso.

Le dichiarazioni, secondo quanto indicato nella relazione, sarebbero state rese nel corso dell’incontro del 9 febbraio dalla professoressa Maria De Feo, sospesa nei giorni scorsi dall’incarico di responsabile del programma di trapianto di cuore, e dal dottor Vincenzo Del Giudice, referente del Centro regionale trapianti della Campania.

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