
Sono pratici, veloci, promettono di risolvere il pranzo in cinque minuti. I piatti pronti da microonde sono diventati un simbolo della quotidianità moderna: poco tempo, pochi passaggi, nessun pensiero. Eppure, dietro quella vaschetta sigillata e l’etichetta rassicurante, si sta aprendo un fronte di discussione che riguarda non solo le abitudini alimentari, ma anche la salute pubblica e l’ambiente. A sollevare nuovi interrogativi è un rapporto di Greenpeace International, che invita a guardare oltre la comodità apparente e a interrogarsi su ciò che accade davvero quando la plastica incontra il calore del microonde.

Piatti pronti e microplastiche: cosa emerge dal report
Secondo quanto riporta Il Messaggero, l’indagine di Greenpeace International analizza 24 studi scientifici recenti sui potenziali rischi dei pasti pronti confezionati in contenitori di plastica. Il quadro delineato è tutt’altro che rassicurante: durante il riscaldamento, centinaia di migliaia di particelle microscopiche possono migrare nel cibo insieme a sostanze chimiche potenzialmente pericolose.
Il report evidenzia che almeno 1.396 sostanze chimiche presenti nelle plastiche a contatto con gli alimenti sono già state rilevate nel corpo umano. Alcune di queste sono associate, secondo gli studi citati, a patologie come tumori, infertilità, disturbi del neurosviluppo, malattie cardiovascolari e metaboliche, tra cui l’obesità.

Microonde e plastica: i rischi dietro l’etichetta “microwave safe”
L’aspetto più insidioso riguarda proprio ciò che dovrebbe rassicurare il consumatore. La dicitura “microwave safe” indica generalmente che il contenitore mantiene la propria integrità strutturale durante il riscaldamento. Non garantisce, però, che non rilasci microplastiche o sostanze chimiche nel cibo.
Uno degli studi citati nel rapporto rileva che, dopo soli cinque minuti nel microonde, possono migrare tra 326.000 e 534.000 particelle di micro e nanoplastiche nei simulanti alimentari. Le nanoplastiche, per le loro dimensioni estremamente ridotte, potrebbero potenzialmente attraversare organi e flusso sanguigno.
La plastica utilizzata per gli imballaggi alimentari può inoltre contenere oltre 4.200 sostanze chimiche considerate pericolose. Molte non sono regolamentate negli imballaggi e alcune sono associate a cancro, alterazioni ormonali, infertilità e malattie metaboliche. Temperature elevate, tempi di riscaldamento prolungati, contenitori usurati e cibi grassi — che tendono ad assorbire più sostanze — aumentano significativamente la migrazione di particelle e additivi nei pasti.
«Quando acquistano e riscaldano un pasto confezionato nella plastica, le persone pensano di fare una scelta innocua», afferma Graham Forbes, responsabile della campagna globale contro la plastica di Greenpeace USA. «In realtà, siamo esposti a un cocktail di microplastiche e sostanze chimiche che non dovrebbero mai trovarsi nel nostro cibo».
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