
Sono all’incirca le 16:00 dello scorso 27 febbraio quando, a Milano, il tram 9 deraglia provocando due morti e 54 feriti. In quei minuti concitati, emergono dettagli inediti sul conducente che gettano nuova luce sulla dinamica dell’incidente. Una telefonata a un collega, pochi istanti prima della tragedia, potrebbe spiegare ciò che è accaduto, lasciando aperti interrogativi sul comportamento del macchinista e sul funzionamento dei sistemi di sicurezza.

Tram deragliato, la telefonata del conducente
Secondo quanto riportato da Fanpage, il conducente del tram, Pietro M., 60 anni e dipendente Atm da oltre trent’anni, avrebbe contattato un collega 15 minuti prima del deragliamento per riferire di essersi fatto male a un piede. La conversazione, breve ma significativa, segnalerebbe che qualcosa non andava mentre l’uomo era ancora alla guida. L’episodio rafforza l’ipotesi del malore inizialmente avanzata dagli investigatori, pur lasciando aperta la valutazione di eventuale negligenza: il conducente, infatti, non avrebbe informato la centrale operativa della propria difficoltà.

I momenti prima dell’incidente
Il turno di Pietro M. era iniziato alle 15:37. Poco dopo, nei pressi della stazione Centrale, sarebbe sceso dalla cabina per aiutare una persona in carrozzina a salire sul mezzo. Durante questa manovra, una delle ruote gli avrebbe schiacciato l’alluce, provocando un trauma al piede sinistro. Dolore che, come riportato da Fanpage, il 60enne avrebbe poi comunicato al collega durante la telefonata. Secondo la sua versione, il dolore si sarebbe intensificato rapidamente fino a determinare una perdita di conoscenza, culminata nel deragliamento in viale Vittorio Veneto, zona Porta Venezia.
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