
La tensione all’ospedale Monaldi di Napoli non accenna a diminuire. Un caso che aveva già sconvolto la città torna sotto i riflettori con un nuovo sviluppo che potrebbe far luce sugli ultimi minuti di vita del piccolo Domenico Caliendo. Al centro dell’attenzione ora c’è un oggetto apparentemente innocuo: un cellulare sequestrato a un’infermiera presente in sala operatoria durante l’intervento. Cosa contenga quel dispositivo potrebbe cambiare la ricostruzione ufficiale dei fatti.

Il cellulare sequestrato e le immagini decisive
La Procura di Napoli, come riporta Leggo, ha disposto il sequestro del cellulare dell’operatrice sanitaria, non indagata, per eseguire una copia forense il prossimo 26 marzo. L’obiettivo è recuperare eventuali foto e video scattati durante il trapianto, in grado di fornire dettagli sull’orario preciso di ogni fase dell’operazione. La presenza di queste immagini potrebbe diventare un elemento chiave per chiarire se ci siano state discrepanze tra quanto documentato e quanto avvenuto realmente in sala operatoria.

La testimonianza chiave della sala operatoria
Il punto di svolta nell’inchiesta riguarda le dichiarazioni della stessa infermiera davanti al pm Tittaferrante, come segnala Leggo. Alla domanda su cosa accadde dopo il clampaggio, la teste ha risposto: «Circa dieci minuti dopo il cuore è arrivato in sala operatoria all’interno del contenitore chiuso. Non vidi quando fu avviata la cardiectomia. Ma sono certa di questo lasso di tempo perché la mia collega G.F. era in trepidante attesa per fare un video con il telefono cellulare del cuore nuovo, e quindi avevano sott’occhio l’orario». Le parole della testimone mettono in discussione la tempistica ufficiale dell’intervento, aprendo nuovi interrogativi sul coordinamento dell’équipe chirurgica.
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