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Mamma e figlia avvelenate, su chi si riservano ora i dubbi: è shock

Un caso che inizialmente sembrava una tragica fatalità si è trasformato in un’inchiesta per duplice omicidio. In un piccolo comune dove tutti si conoscono, la morte improvvisa di due donne ha aperto interrogativi inquietanti, portando gli investigatori a rivedere completamente la ricostruzione dei fatti.

La mamma Antonella Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono state uccise con la ricina, una delle sostanze più letali al mondo. Sul caso della famiglia intossicata a Natale a Pietracatella (Campobasso), la Procura di Larino ha aperto un fascicolo per duplice omicidio premeditato contro ignoti.

Nei giorni tra il 24 e il 26 dicembre 2025, le due donne si erano recate più volte al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso accusando gravi malori. Dopo una prima dimissione, erano state ricoverate, ma sono morte a distanza di poche ore l’una dall’altra.

Gli esami, inizialmente poco chiari, hanno poi rivelato tracce di ricina nel sangue, grazie ad analisi condotte anche all’estero, tra Svizzera e Stati Uniti.

Il mistero della cena di Natale

Negli stessi giorni era stato ricoverato anche il padre, Gianni Di Vita, che però è sopravvissuto. L’unica a non aver accusato alcun sintomo è stata la figlia maggiore, assente alla cena familiare.

Secondo quanto ricostruito, il 23 dicembre la famiglia avrebbe consumato un pasto a base di pasta al pomodoro. Gli investigatori ritengono che proprio quella cena possa essere stata il momento in cui è avvenuta la contaminazione.

Un dettaglio che pesa: chi non era presente non ha avuto conseguenze, rafforzando l’ipotesi che il veleno sia stato somministrato in ambito domestico.

Indagini a tutto campo: focus su famiglia e contatti

Le indagini si stanno concentrando sull’ambiente familiare e sulle frequentazioni più vicine. Al momento nessuna pista è esclusa: si valutano possibili tensioni interne, rapporti personali e dinamiche maturate nel tempo.

La ricina è un veleno altamente tossico e difficile da reperire, che richiede competenze specifiche per essere utilizzato. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è anche quella di un acquisto attraverso il dark web, elemento che complicherebbe ulteriormente il quadro investigativo.

L’abitazione della famiglia resta sotto sequestro, mentre gli inquirenti cercano di chiarire modalità e responsabilità della somministrazione.

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