
Una tragedia agghiacciante consumata tra le mura di un ospedale che non ha saputo guardare oltre il pregiudizio. Una giovane estetista di soli 22 anni, Zoe Tighe, è spirata insieme al bambino che portava in grembo senza nemmeno sapere di essere in attesa. La vicenda, che ha scosso profondamente la contea del Norfolk, è ora al centro di un’inchiesta serrata per fare luce su una catena di presunte negligenze mediche che definire fatali appare quasi un eufemismo. Per sei lunghe settimane, Zoe si era presentata per ben quattro volte al pronto soccorso del James Paget Hospital di Gorleston, lamentando dolori lancinanti al basso ventre. Ogni volta, però, la diagnosi restava la stessa: una banale infezione urinaria. Nessuno dei medici che l’hanno visitata ha mai pensato di sottoporla a un test di gravidanza, nonostante fosse una procedura standard per una giovane donna con quei sintomi.
Il muro del pregiudizio: la “vescica da ketamina” e il collasso finale
Il dramma di Zoe affonda le radici in un passato difficile. Dopo la perdita del padre a 17 anni, la ragazza aveva iniziato a fare uso di ketamina, sviluppando una grave fibrosi vescicale, nota in gergo come vescica da ketamina. Proprio questo precedente clinico sembra aver funzionato da paraocchi per il personale sanitario. La madre di Zoe, Jane, ha lanciato un’accusa pesantissima durante l’udienza presso il tribunale del coroner: il personale dell’ospedale «non ha approfondito le cause oltre l’abuso di ketamina, non era interessato a indagare su eventuali altri problemi». Secondo la donna, la figlia veniva regolarmente rimandata a casa con antibiotici e antidolorifici blandi, mentre il suo corpo stava combattendo una battaglia silenziosa e disperata.
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