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“Così cambia tutto”. Avvelenate con la ricina, la decisione del padre è appena arrivata

Indagine sulla possibile ricina nella morte di Antonella Di Ielsi e Sara

Il caso della morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara, avvenuta tra il 27 e il 28 dicembre a poche ore di distanza, si avvicina a un passaggio decisivo. L’attenzione degli investigatori è concentrata sugli esiti del centro antiveleni Maugeri di Pavia, chiamato a chiarire in via definitiva se nei campioni biologici delle vittime vi siano tracce di ricina.

Il responso atteso entro la fine della settimana potrebbe incidere in modo significativo sulla direzione dell’inchiesta. In questa fase, infatti, l’accertamento tossicologico è considerato uno degli elementi centrali per stabilire con precisione quale sia stata la causa dei decessi e se vi siano profili riconducibili a un avvelenamento.

Il nodo della ricina e gli esami tossicologici

Gli accertamenti non si sono limitati alle due donne. Verifiche mirate sono state svolte anche su Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, che si trovava con loro nelle ore precedenti ai malori. L’uomo, pur essendo stato ricoverato in via precauzionale presso l’Istituto Spallanzani, non avrebbe manifestato sintomi ritenuti compatibili con un’esposizione significativa al veleno.

Proprio questa circostanza, insieme al ruolo ricoperto dall’uomo in passato come ex sindaco di Pietracatella e professionista noto sul territorio, ha contribuito ad alimentare attenzione e interrogativi. Tuttavia, allo stato, il procedimento resta impostato su una ricostruzione tecnica e su riscontri documentali, in attesa dei risultati ufficiali e delle relazioni mediche complete.

Secondo quanto emerso, i primi risultati avrebbero evidenziato un quadro di pancreatite acuta emorragica, una condizione che, in alcuni casi, può essere compatibile con l’azione della ricina. Tuttavia, mancano ancora elementi definitivi per confermare questa ipotesi.

La relazione completa, attesa dalla Procura di Larino guidata dalla procuratrice Elvira Antonelli, sarà determinante per orientare le prossime mosse investigative.

Il ruolo del padre: accertamenti e dubbi

Sotto osservazione resta anche Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, presente nelle ore precedenti ai malori. L’uomo è stato ricoverato in via precauzionale presso lo Istituto Spallanzani, ma non avrebbe manifestato sintomi compatibili con un’esposizione significativa a sostanze tossiche.

Questo elemento ha alimentato interrogativi, ma gli investigatori sottolineano che l’assenza di sintomi non rappresenta una prova definitiva. Variabili come quantità, modalità di esposizione e condizioni individuali possono influire in modo decisivo.

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