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Cade il governo, caos in Europa. L’improvvisa crisi nel cuore del conflitto

Nuova fase di instabilità a Bucarest: il parlamento rumeno ha approvato una mozione di sfiducia contro il primo ministro Ilie Bolojan con 281 voti favorevoli su 330. Si tratta del numero più alto mai registrato per una sfiducia nella storia parlamentare del Paese. La decisione arriva dopo mesi segnati da tensioni politiche e da misure economiche contestate, mentre restano sullo sfondo i problemi legati a deficit e fondi europei bloccati.

La caduta dell’esecutivo riapre l’incertezza sulla formazione di una nuova maggioranza, in un contesto già segnato da una sequenza ravvicinata di governi e da un quadro economico considerato fragile.

Sfiducia al governo in Romania: i numeri del voto in parlamento

La mozione di sfiducia è stata approvata con 281 voti a favore su 330 parlamentari presenti. Il dato viene indicato come un record per la sfiducia in Romania, per ampiezza del consenso ottenuto all’interno dell’aula.

Con questo voto, il governo guidato da Ilie Bolojan è stato costretto a lasciare l’incarico, aprendo formalmente una nuova crisi istituzionale.

Chi ha votato la mozione: Socialdemocratici e AUR insieme

Uno degli elementi centrali della vicenda riguarda la composizione del fronte che ha sostenuto la mozione. A convergere sullo stesso obiettivo sono stati i Socialdemocratici, collocati all’opposizione dopo l’uscita dalla coalizione di governo avvenuta ad aprile, e l’Alleanza per l’Unità dei Romeni (AUR), formazione di estrema destra.

Le due forze, pur non avendo storicamente governato insieme e pur avendo dichiarato di non volerlo fare, hanno votato in modo trasversale per far cadere l’esecutivo. Il tema che ha favorito la convergenza è stato quello della politica fiscale e delle misure di austerità varate negli ultimi mesi.

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