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Cade il governo, caos in Europa. L’improvvisa crisi nel cuore del conflitto

Ilie Bolojan: nomina, mandato e maggioranza di governo

Ilie Bolojan, esponente del Partito Nazional Liberale (PNL), era stato incaricato di guidare il governo a maggio dell’anno precedente. Il suo mandato era orientato a ridurre il deficit pubblico, indicato tra i più elevati nell’Unione Europea, e a sbloccare oltre 8 miliardi di euro di risorse europee ferme in assenza di riforme strutturali.

L’esecutivo era sostenuto dal PNL, dall’Unione Salva Romania (USR) e dall’UDMR, partito della minoranza ungherese.

Misure economiche contestate: IVA, accise e nuove tasse

Nel corso del 2025 il governo ha adottato interventi fiscali e di contenimento della spesa che hanno alimentato proteste e critiche politiche. A giugno sono state introdotte misure come l’aumento dell’IVA, l’incremento delle accise e nuove imposte rivolte a settori specifici, tra cui banche e scommesse.

Nello stesso periodo sono stati previsti anche un tetto agli stipendi e alle pensioni pubbliche. A settembre, il governo ha presentato ulteriori interventi, tra cui una riforma sanitaria e amministrativa per ridurre i costi e un innalzamento dell’età pensionabile dei magistrati. È stato inoltre proposto uno stipendio massimo, successivamente annullato dalla Corte Costituzionale.

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Deficit e procedura UE: i dati alla base della crisi

Il contesto economico è indicato come uno degli elementi determinanti. Nel 2025 il rapporto deficit-PIL della Romania è stato segnalato al 7,7%, oltre la soglia del 3% prevista dai parametri europei. Nel 2024, secondo i dati richiamati, il deficit avrebbe superato il 9%.

La procedura di infrazione UE nei confronti di Bucarest risulta aperta dal 2020. In questo quadro, la gestione del deficit e l’accesso ai fondi comunitari sono rimasti al centro del confronto politico.

Cosa succede ora in Romania: ipotesi di governo e voto anticipato

Con la caduta dell’esecutivo si apre la fase delle consultazioni e della ricerca di una nuova maggioranza. Secondo lo scenario delineato, AUR e Socialdemocratici non disporrebbero dei numeri per governare autonomamente.

I partiti liberali, inoltre, hanno escluso un’intesa con i Socialdemocratici dopo l’uscita dalla coalizione avvenuta ad aprile. Resta sul tavolo l’ipotesi di un governo tecnico, che richiederebbe però un accordo parlamentare.

Tra le possibilità citate emerge anche quella di elezioni anticipate, un’opzione descritta come inedita nella storia recente del Paese. La prospettiva si inserisce in un contesto segnato dal deficit elevato, dalla procedura europea ancora aperta e da circa 8 miliardi di fondi europei indicati come bloccati.

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