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“Sepolta per 19 anni”. Garlasco, svolta totale: la scoperta dei carabinieri

Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione giudiziaria dopo il deposito, datato 7 maggio, di nuovi atti che rimettono in discussione alcuni passaggi chiave della ricostruzione processuale. Nel fascicolo, la Procura di Pavia indica una lettura alternativa di elementi raccolti sulla scena dell’omicidio di Chiara Poggi, con particolare riferimento alle tracce nel bagno della villetta di via Pascoli e al ruolo attribuito nel tempo a quell’ambiente.

Per anni, il bagno al piano terra è stato considerato un punto centrale nella dinamica del delitto. Nelle motivazioni della sentenza, la Corte d’Assise d’Appello aveva ricostruito i movimenti dell’assassino sostenendo che, dopo aver trascinato il corpo della vittima e dopo il passaggio in prossimità della scala della cantina, l’autore del delitto sarebbe entrato con certezza nel bagno e si sarebbe fermato davanti al lavandino. A supporto, venivano richiamate le impronte delle scarpe e la presunta sequenza dei passaggi all’interno dell’abitazione.

Alberto Stasi in un’immagine d’archivio
Andrea Sempio in una foto utilizzata per illustrare la vicenda

Le tracce nel bagno: il passaggio sul lavandino

Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, oltre alla sosta davanti allo specchio, l’assassino avrebbe compiuto un’azione specifica: lavarsi accuratamente le mani. In quel contesto veniva evidenziata l’assenza di tracce di sangue su alcuni elementi del lavabo e veniva richiamato, tra gli altri aspetti, il dato relativo alle impronte repertate sul dispenser, che sarebbero risultate riconducibili ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva nel 2015.

Le nuove attività: Ris e carabinieri del Nucleo operativo di Milano

Negli atti richiamati dalla Procura, le nuove verifiche condotte dal Ris e dai carabinieri del Nucleo operativo di Milano propongono una ricostruzione differente della sequenza dei movimenti. L’ipotesi investigativa descrive un’aggressione articolata in più momenti, con gli ultimi colpi che sarebbero stati inferti sui gradini della scala interna e con successivi spostamenti che avrebbero potuto produrre segni e tracce in diversi ambienti della casa.

In questa cornice, la presenza di impronte e segni nel disimpegno, nel bagno, nel salottino e in cucina viene collegata a un passaggio rapido più che a una permanenza prolungata davanti al lavandino. Nel testo viene riportata anche la seguente affermazione: “L’aggressore si sporca le scarpe ripassando nel disimpegno davanti la porta a libro e quindi va a generare poi le tracce nel bagno, nel salottino e in cucina”.

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