
Continuano a emergere dettagli sempre più drammatici sulla vicenda della piccola Beatrice, la bambina di appena due anni morta dopo mesi di presunti maltrattamenti. Le indagini della Procura stanno ricostruendo non solo le ultime ore di vita della bambina, ma anche il contesto familiare nel quale lei e le sue sorelle sarebbero state costrette a vivere.
Tra gli elementi più sconvolgenti contenuti negli atti dell’inchiesta ci sono le dichiarazioni rese dalla sorellina maggiore, che avrebbe assistito a momenti destinati a lasciare segni profondi. La bambina ha raccontato agli investigatori di aver ricevuto dalla madre il corpo della sorellina avvolto completamente in una coperta rossa durante un viaggio in auto.
Secondo quanto riferito, la madre le avrebbe detto: «Tieni Bea che non la lego», mentre guidava a velocità sostenuta. La piccola avrebbe poi spostato la coperta, riuscendo a vedere il volto della sorellina e i segni presenti sul suo corpo. Un episodio che rappresenta soltanto uno dei tanti elementi raccolti dagli inquirenti per ricostruire quanto accaduto.

Le accuse contro la madre e il compagno
La madre della bambina, E.A., 44 anni, si trova attualmente in carcere insieme a Emanuel Iannuzzi. Entrambi sono accusati di maltrattamenti aggravati dai quali sarebbe derivata la morte della piccola Beatrice.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la donna avrebbe mantenuto le figlie in una condizione di forte isolamento, limitando i contatti con la famiglia paterna. Una circostanza confermata anche dall’avvocato Fabio Scaffidi Fonti, legale del padre naturale delle bambine.
L’accusa sostiene che, nonostante le evidenti condizioni di sofferenza della piccola, la madre avrebbe evitato di portarla in ospedale. Tra le motivazioni riportate negli atti vi sarebbe il timore che un eventuale intervento delle autorità potesse favorire richieste di affidamento da parte dei parenti paterni.
Gli inquirenti ritengono inoltre che la donna fosse pienamente consapevole delle violenze subite dalla figlia e che non sia intervenuta per proteggerla.
Una casa descritta come una “galleria degli orrori”
L’ordinanza di custodia cautelare utilizza parole durissime per descrivere il contesto nel quale vivevano le tre bambine. Gli investigatori parlano di una situazione caratterizzata da degrado, abbandono e continui maltrattamenti.
Le figlie, secondo l’accusa, sarebbero state lasciate spesso sole per molte ore mentre la madre si allontanava per raggiungere il suo compagno. In queste occasioni sarebbe stata la sorella maggiore, nonostante la giovanissima età, a occuparsi delle altre due bambine.
Le testimonianze raccolte descrivono episodi di insulti, minacce e punizioni. Non solo Beatrice sarebbe stata vittima di violenze, ma anche le altre sorelle. Negli atti viene riportato, ad esempio, l’episodio di uno schiaffo ricevuto da una delle bambine mentre piangeva.
Secondo il giudice, il quadro emerso mostra una sistematica esposizione delle minori a situazioni di sofferenza fisica e psicologica.
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