
Prosegue l’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia decedute a ridosso del Natale scorso a Pietracatella, in provincia di Campobasso. L’ipotesi di un avvelenamento con ricina resta al centro delle verifiche e, a circa sei mesi dai fatti, non risultano ancora persone formalmente indagate.
Gli accertamenti si stanno concentrando sia sugli aspetti tecnici legati alla sostanza tossica, sia sul contesto familiare e relazionale delle due vittime.

Indagini su Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita: cosa emerge finora
Secondo la ricostruzione investigativa, l’ipotesi di un avvelenamento con ricina ha trasformato l’episodio in un’indagine per duplice omicidio. La sostanza è considerata rara e complessa da maneggiare, motivo per cui gli inquirenti stanno cercando di chiarire in modo puntuale la possibile provenienza del veleno e le modalità con cui sarebbe stato somministrato.
Nel frattempo, l’attività investigativa procede su più fronti: raccolta di testimonianze, analisi di elementi ambientali e verifiche sui dispositivi elettronici riconducibili alle vittime.

Pietracatella: individuate piante di ricino nelle campagne
Un elemento ritenuto rilevante dagli investigatori riguarda la possibile fonte della sostanza tossica. Secondo quanto riferito dal programma di Canale 5 “Dentro la Notizia”, nelle campagne nei pressi di Pietracatella sarebbero state individuate alcune piante di ricino.
Il riscontro viene considerato significativo perché, fino a questo punto, non sarebbe stato possibile stabilire con certezza l’origine del veleno. Il ritrovamento potrebbe contribuire a chiarire se la sostanza utilizzata sia stata ricavata localmente o se vi siano stati altri canali di approvvigionamento.
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