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Lili Gruber sulla moglie di Vannacci tocca il fondo: “Una rumena che..”

C’è una formula che Roberto Vannacci ha voluto fissare con chiarezza nel suo passaggio a Otto e mezzo, su La7: “destra autentica”. È con questa definizione che il fondatore di Futuro Nazionale ha replicato alla conduttrice Lilli Gruber, respingendo l’etichetta di estrema destra con cui veniva presentato al pubblico. Un dettaglio lessicale solo in apparenza, perché dietro la scelta delle parole si gioca buona parte della strategia di posizionamento del generale.

Gruber, il tentativo di incasellare il generale

Nel corso dell’intervista, Gruber ha provato a tracciare un identikit dell’ospite davanti ai telespettatori: generale in pensione, leader collocato all’estrema destra, cattolico credente e praticante, marito che nel 2001 avrebbe sposato una donna di origine romena, all’epoca extracomunitaria. Una sintesi costruita per far emergere quella che la conduttrice ha presentato come una tensione tra le posizioni pubbliche di Vannacci e la sua vicenda privata, soprattutto sul terreno dell’immigrazione.

Il riferimento alla nazionalità della moglie ha rappresentato il momento più tagliente dello scambio, ma è proprio sull’etichetta politica che il generale ha scelto di concentrare la sua risposta, ribaltando il piano del confronto.

La precisazione sui tempi e la rivendicazione identitaria

Vannacci ha innanzitutto corretto la cronologia proposta in studio: la conoscenza con la futura moglie risalirebbe al 2001, ma il matrimonio sarebbe stato celebrato soltanto nel 2010, dopo anni trascorsi nei diversi teatri operativi internazionali.

Superato il riferimento personale, il generale ha spostato il baricentro sull’identità politica.

Ha rivendicato con orgoglio i quarant’anni dedicati all’impegno militare e alla difesa della patria, confermando il proprio ruolo di europarlamentare. Ma è sulla collocazione ideologica che ha voluto essere netto: non estrema destra, bensì una destra autentica, orgogliosa della propria storia e priva di qualsiasi rinnegamento.

Una formula tutt’altro che casuale. Rifiutare l’aggettivo estrema significa, per Vannacci, sottrarsi a una definizione percepita come stigmatizzante e proporsi invece come interprete di un’area politica più ampia e rivendicabile. Una mossa comunicativa che punta a normalizzare il proprio profilo e ad allargare il bacino di consenso.

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