
Dopo quasi diciannove anni tra procedimenti giudiziari e detenzione, per Alberto Stasi inizia una fase diversa: il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha disposto l’affidamento in prova ai servizi sociali, misura alternativa che gli consente di uscire dal carcere di Bollate e proseguire il percorso all’esterno.
Stasi, ex studente dell’Università Bocconi, è stato condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007. L’affidamento in prova non comporta la cancellazione della condanna, ma rappresenta una delle misure previste dall’ordinamento penitenziario per la prosecuzione del trattamento fuori dall’istituto.

Affidamento in prova ai servizi sociali: la decisione del Tribunale di Sorveglianza
Il provvedimento è arrivato nelle prime ore della mattina e consente a Stasi di non rientrare in carcere, proseguendo l’esecuzione della pena secondo le prescrizioni stabilite dall’autorità giudiziaria. La misura si inserisce nel quadro degli strumenti previsti per il reinserimento sociale, subordinati a specifiche condizioni.

Il rientro a Bollate per recuperare gli effetti personali
Nella mattinata, secondo quanto riferito da diverse ricostruzioni, Stasi si sarebbe recato al carcere di Bollate per recuperare gli ultimi oggetti personali e salutare alcune persone conosciute durante il periodo di detenzione.
In base a quanto riportato, avrebbe lasciato al compagno di cella alcuni oggetti di uso quotidiano, tra cui un frigorifero portatile e un ventilatore. Un passaggio descritto come parte del congedo dall’istituto, dove ha trascorso oltre dieci anni.
Al momento dei saluti, sempre secondo le informazioni diffuse, erano presenti detenuti, educatori, agenti della polizia penitenziaria e operatori che hanno seguito il suo percorso. Le stesse ricostruzioni parlano di un commiato che avrebbe coinvolto numerose persone all’interno del carcere.
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