
All’improvviso la terra cambia voce. Un rombo sordo, poi il pavimento che ondeggia come acqua, le luci che tremano e la corsa istintiva verso un riparo. In pochi attimi si spezzano abitudini, certezze, persino il silenzio della notte: restano urla, polvere, telefoni muti e l’odore acre di ciò che crolla.
Quando la scossa finisce, non finisce davvero: torna, si ripete, incalza. Le persone si cercano al buio, qualcuno bussa dietro una porta bloccata, altri chiamano nomi che non rispondono. È in quei secondi che una città capisce di essere diventata fragile, e che ogni minuto può fare la differenza tra una vita ritrovata e un’assenza che pesa per sempre.


Terremoto in Venezuela: due scosse devastanti e un Paese in emergenza
Due scosse ravvicinate e violentissime, la paura che corre sui social, le immagini che mostrano edifici sventrati e strade invase dai detriti. È il terremoto in Venezuela, un evento che nelle ultime ore sta riscrivendo la quotidianità del Paese e tenendo col fiato sospeso anche chi segue la situazione dall’estero.
Secondo quanto riferito dalle autorità e rilanciato da diverse fonti internazionali, il Venezuela è stato colpito da due forti scosse di magnitudo 7.2 e 7.5, separate da circa quaranta secondi. Un intervallo brevissimo, ma sufficiente a moltiplicare gli effetti: crolli, incendi, interruzioni delle comunicazioni e panico in più aree.
Le zone maggiormente colpite comprendono Caracas, La Guaira e parte dello Stato di Carabobo. Nel frattempo, mentre proseguono le scosse di assestamento, le autorità hanno dichiarato lo stato d’emergenza. L’allarme tsunami, inizialmente lanciato per alcune aree dei Caraibi, è stato poi revocato. Il bilancio delle vittime e dei feriti è pesantissimo.
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