Il delitto di Garlasco continua a essere uno dei casi di cronaca più discussi d’Italia. A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, ogni nuovo sviluppo sembra rimettere in discussione elementi che fino a poco tempo fa apparivano consolidati. L’inchiesta, anziché avvicinarsi a una conclusione definitiva, continua ad arricchirsi di interrogativi, omissioni e particolari che alimentano nuove ipotesi investigative.
Negli ultimi mesi il fascicolo ha assunto una direzione ancora più complessa. L’attenzione degli investigatori non è rivolta soltanto agli elementi raccolti all’epoca del delitto, ma anche al modo in cui furono condotte le prime indagini. Proprio questo filone sta facendo emergere aspetti che potrebbero avere un peso rilevante nella ricostruzione dell’intera vicenda.
L’ex comandante dei carabinieri finisce sotto indagine

A finire sotto la lente della Procura è infatti Gennaro Cassese, ex comandante dei carabinieri che guidò le prime fasi dell’inchiesta. Si tratta del primo militare entrato nella villetta dei Poggi dopo il delitto, della persona che interrogò inizialmente Alberto Stasi e successivamente anche Andrea Sempio. Oggi l’ex ufficiale risulta indagato per “falsa testimonianza”, circostanza che rende ancora più delicato il quadro investigativo. Secondo gli inquirenti, proprio alcuni aspetti relativi all’interrogatorio di Sempio presenterebbero anomalie meritevoli di approfondimento.

Il punto centrale riguarda il verbale redatto nel 2008 durante l’audizione di Andrea Sempio, quando l’amico del fratello della vittima consegnò il celebre scontrino del parcheggio di Vigevano, indicato come alibi. Per la Procura quel documento conterrebbe lacune significative. A pesare sarebbero soprattutto i ripetuti “non ricordo” pronunciati da Cassese nel corso degli accertamenti su episodi considerati importanti dagli investigatori.
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