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Piero Pelù shock su Donald Trump al concerto: il gesto davanti a tutti

L’ennesima uscita dal palco ha rapidamente oltrepassato i confini del concerto, trasformandosi in un caso destinato ad alimentare il dibattito pubblico. I video circolati sui social hanno riportato sotto i riflettori Piero Pelù, che durante una recente esibizione ha pronunciato parole molto dure nei confronti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu, riaccendendo una polemica che lo accompagna ormai da diverse tappe del tour.

Piero Pelù contro Trump: il gesto sul palco scatena la polemica

Nuova bufera per Piero Pelù durante il tour celebrativo “Quarant’anni di 17 Re”. Come riporta Leggo, il 9 luglio, nel concerto di Villafranca di Verona, il frontman dei Litfiba ha inscenato un gesto che ha fatto rapidamente il giro dei social.

Sul palco il cantante ha legato a una catena la testa di una bambola, pronunciando la frase: «Faccio roteare lo scalpo di quella testa di czo di Trump». Nel corso dello spettacolo ha rivolto inoltre pesanti insulti anche al premier israeliano Benjamin Netanyahu. Le immagini dell’episodio, condivise da numerosi spettatori, hanno alimentato un acceso confronto online tra sostenitori e critici dell’artista.

Piero Pelù contro Trump: un copione già visto durante il tour

L’episodio di Villafranca di Verona non rappresenta però un caso isolato. Già nelle precedenti date del tour, infatti, Piero Pelù aveva utilizzato il palco per lanciare attacchi contro il presidente americano e il capo del governo israeliano.

Secondo quanto riportato da Leggo, durante la presentazione del brano “Tex”, il cantante aveva più volte evocato l’idea dello scalpo della “persona più cattiva” degli ultimi anni, indicando esplicitamente Donald Trump. Un’impostazione che si è ripetuta in diverse esibizioni e che, tappa dopo tappa, ha suscitato reazioni sempre più polarizzate tra il pubblico.

La scelta di inserire questi riferimenti all’interno dello spettacolo ha trasformato una parte del concerto in un momento di forte denuncia politica, destinato inevitabilmente a generare discussioni ben oltre il contesto musicale.

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