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Caso Mario Roggero, la sorella di uno dei rapinatori uccisi rompe il silenzio

Caso Mario Roggero, la sorella di uno dei rapinatori uccisi rompe il silenzio

La vicenda giudiziaria di Mario Roggero continua a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e a riaccendere il confronto sui confini della legittima difesa. A distanza di anni dalla rapina nella gioielleria di Grinzane Cavour, il caso resta segnato da posizioni profondamente diverse.

La condanna definitiva del gioielliere a 14 anni e 9 mesi di reclusione ha riportato al centro del dibattito la reazione avvenuta il 28 aprile 2021. Nelle ultime settimane, inoltre, i riferimenti alla vicenda nel confronto politico sulle norme del ddl Sicurezza hanno nuovamente acceso l’attenzione sul caso.

Mario Roggero al centro della vicenda giudiziaria legata alla rapina in gioielleria

Mario Roggero, l’intervento della sorella di Andrea Spinelli

Accanto alla solidarietà espressa da una parte dell’opinione pubblica nei confronti di Mario Roggero, resta il dolore delle famiglie dei due rapinatori uccisi. In questo quadro si inseriscono le parole di Caterina Spinelli, sorella di Andrea, uno dei due uomini morti durante la fuga.

Intervistata da La Stampa, la donna ha ribadito che il fratello avrebbe dovuto rispondere delle proprie azioni davanti alla giustizia. “Meritava il carcere, non di essere ammazzato così”.

Andrea Spinelli fu ucciso insieme a Giuseppe Mazzarino dopo la rapina nella gioielleria del commerciante, poi condannato in via definitiva per i fatti avvenuti nel comune della provincia di Cuneo.

Immagine collegata al caso Mario Roggero e ai rapinatori

Le dichiarazioni sulla rapina a Grinzane Cavour

Caterina Spinelli ha ripercorso la vicenda, distinguendo tra la responsabilità del fratello per la rapina e la sua morte. “Andrea meritava di essere arrestato e di finire in carcere a scontare la sua condanna, come Giuseppe Mazzarino. A partire da mia madre, tutti noi familiari siamo i primi a essere molto arrabbiati, soprattutto per il dolore che ci ha lasciato. Però si meritava una decisione della giustizia, non di essere ammazzato in quel modo”.

La donna ha quindi descritto il rapporto personale con Andrea Spinelli, contestando l’immagine di una persona esclusivamente definita dai fatti di quel giorno. “Non era un mostro”, ha spiegato, aggiungendo: “Era il perno della nostra famiglia: lui c’era in ogni situazione, era il cocco di nostra mamma, lei lo difendeva sempre. Con lui avevo un rapporto profondo: eravamo sole e luna. Era capace di sorridere nei momenti bui: mi manca tantissimo. Ho una malattia genetica e tutte le volte che finivo il trattamento mi chiamava. Mi trattava come una principessa”.

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