
La vicenda giudiziaria di Mario Roggero resta al centro dell’attenzione, tra il dibattito sulla pena e le questioni ancora aperte sul fronte dei risarcimenti. Il gioielliere di Grinzane Cavour, oggi 72enne, è stato condannato per l’omicidio di due rapinatori e per il ferimento di un terzo uomo.
Al momento, il punto che anima il confronto riguarda la possibile uscita dal carcere attraverso la detenzione domiciliare. Si tratta di una misura alternativa che, in presenza di precise condizioni, può essere richiesta dai condannati che abbiano superato i 70 anni.

Mario Roggero e detenzione domiciliare: cosa prevede la norma
L’età del detenuto non è tuttavia l’unico elemento da valutare. Nel caso di Roggero, il quadro è reso più complesso dalla natura della condanna e dagli orientamenti espressi nel tempo dalla giurisprudenza sui reati di maggiore gravità.
Secondo quanto spiegato dal giudice penale della Corte d’Appello di Roma Valerio De Gioia, intervenuto nel corso di Dieci minuti su Rete4, trasmissione condotta da Alessandro Sallusti, l’accesso ai domiciliari potrebbe essere valutato in termini diversi rispetto a quanto frequentemente sostenuto nel dibattito pubblico.
In linea generale, chi ha compiuto 70 anni può presentare richiesta per la detenzione domiciliare senza dover necessariamente attendere di avere già espiato una parte rilevante della condanna. La valutazione, però, cambia in base alle disposizioni applicabili e al tipo di reato contestato.
De Gioia ha osservato che la legge del 1975 non indicherebbe in modo automatico l’omicidio volontario tra le fattispecie ostative, concentrandosi in particolare sui delitti connessi alla criminalità organizzata.
Nel tempo, però, alcune pronunce della Cassazione avrebbero esteso il perimetro delle limitazioni ai benefici penitenziari. L’interpretazione seguita in tali decisioni impedirebbe l’accesso alla misura anche ai condannati per omicidio volontario che abbiano superato la soglia dei 70 anni.

Ipotesi modifica della legge per il caso Roggero
Per superare l’attuale ostacolo interpretativo, secondo l’analisi illustrata dal magistrato, sarebbe necessario un intervento del legislatore. L’eventuale modifica dovrebbe rendere più esplicita la disciplina, distinguendo tra differenti ipotesi di omicidio volontario.
Un intervento normativo in materia penale potrebbe produrre effetti anche sulle situazioni già definite, se più favorevole al condannato. Da qui l’ipotesi, richiamata nel dibattito, di una possibile “Legge Roggero”.
La misura dovrebbe in ogni caso passare dal Parlamento. Il centrodestra dispone della maggioranza parlamentare e potrebbe, sul piano teorico, sostenere una riforma di questo tipo, ma al momento non risulta assunta alcuna decisione.
Resta invece preclusa una possibile candidatura politica di Roggero. Come ricordato da De Gioia, l’articolo 28 del Codice penale dispone l’interdizione dai pubblici uffici per condanne superiori a cinque anni, con la conseguente perdita dei diritti politici.
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