
La morte di Abderrahim Fakir, avvenuta durante un intervento delle forze dell’ordine, è al centro di ulteriori verifiche della Procura. Gli accertamenti si concentrano anche sulle comunicazioni iniziali con il 118, passaggio ritenuto rilevante per ricostruire con precisione tempi, priorità e modalità dei soccorsi.
Secondo quanto finora riferito, la prima segnalazione trasmessa dalla polizia avrebbe descritto Fakir come un “soggetto agitato”. La formula utilizzata nella telefonata è ora oggetto di analisi, perché la qualificazione iniziale di una richiesta di aiuto può incidere sulla risposta attivata dalla centrale operativa.
L’autorità giudiziaria dovrà chiarire se, già al momento della prima chiamata, fossero disponibili elementi tali da far ritenere necessario un intervento sanitario con caratteristiche diverse. L’indagine resta nella fase degli accertamenti preliminari e non consente al momento di attribuire responsabilità o di formulare conclusioni definitive.

La prima chiamata alla centrale del 118
La ricostruzione finora emersa indica che la polizia avrebbe contattato il 118 per chiedere assistenza. Nella comunicazione, secondo una fonte che avrebbe ascoltato la chiamata, non sarebbero comparsi riferimenti a deliri, a una crisi psichiatrica in corso o a un possibile episodio psicotico.
Il contenuto della segnalazione avrebbe dunque delineato una situazione differente da quella di una conclamata emergenza psichiatrica. In questo contesto, la definizione di “soggetto agitato” avrebbe orientato la prima valutazione della centrale, chiamata a stabilire il livello di urgenza e la tipologia di mezzo da inviare.
Le centrali dell’emergenza devono infatti operare sulla base delle informazioni disponibili nell’immediatezza. Proprio per questo la Procura intende verificare la corrispondenza tra quanto comunicato nella richiesta iniziale, le condizioni effettivamente riscontrate sul posto e l’evoluzione successiva dell’intervento.
Al vaglio degli inquirenti ci sono i tempi delle telefonate, le eventuali richieste di chiarimento e le indicazioni fornite agli operatori. L’obiettivo è ricostruire una cronologia completa, senza sovrapporre valutazioni successive alle informazioni che erano concretamente note nei singoli momenti dell’emergenza.
L’ambulanza inviata alle 12.17
In base alla ricostruzione riportata, alle 12.17 sarebbe stata inviata un’ambulanza con quattro volontari della Croce Rossa. Sul mezzo non sarebbe stato presente un medico, circostanza collegata alla classificazione iniziale della richiesta come intervento di minore urgenza.
La scelta del dispositivo di soccorso costituisce uno dei punti su cui si concentreranno gli accertamenti. La Procura dovrà stabilire se il quadro descritto nella prima telefonata fosse sufficiente a giustificare l’invio dell’ambulanza senza medico e se la valutazione sia stata poi modificata con tempestività alla luce degli elementi emersi.
Non si tratta, allo stato, di una conclusione sulle cause del decesso né sull’operato dei singoli soggetti coinvolti. Si tratta piuttosto di verificare il funzionamento concreto della catena dei soccorsi in una situazione che, secondo quanto sarebbe stato rilevato in seguito, presentava aspetti più complessi di quelli prospettati inizialmente.
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