
La notizia è arrivata in queste ore e ha colpito un mondo della musica che, negli anni, aveva imparato a conoscerne il talento, l’istinto e soprattutto la capacità di vedere qualcosa negli artisti prima ancora che quel qualcosa diventasse evidente al grande pubblico. Rolando D’Angeli è morto a Roma all’età di 80 anni, lasciando alle spalle una lunga carriera nel settore discografico e dello spettacolo. Manager e produttore, ha lavorato con alcuni dei nomi più importanti della musica italiana, contribuendo alla loro affermazione e accompagnandone alcuni dei momenti decisivi.

È morto a Roma a 80 anni
D’Angeli si è spento sabato 8 agosto, nella Capitale. Aveva 80 anni e lascia due figlie, Silvia e Sara. I funerali sono stati fissati per martedì alle 10, nella Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re, in viale Mazzini, a Roma. Sarà l’occasione per familiari, amici, colleghi e artisti che hanno condiviso con lui una parte del proprio percorso professionale di rendergli omaggio.
La sua scomparsa chiude una lunga storia professionale costruita nel mondo della musica e dello spettacolo, un ambiente nel quale D’Angeli era riuscito a ritagliarsi un ruolo particolare.
La sua storia professionale non nasce da una situazione privilegiata. Al contrario, D’Angeli aveva raccontato di essere cresciuto in condizioni di povertà nella periferia romana di Centocelle. Da quella realtà era riuscito a costruire, passo dopo passo, una carriera nel mondo dello spettacolo. Una scalata che lo avrebbe portato, soprattutto negli anni Novanta, a lavorare con artisti destinati a diventare protagonisti della musica italiana.
Il suo percorso è stato segnato da intuizione, ambizione e una certa dose di imprevedibilità. Un modo di lavorare che lo ha accompagnato per tutta la vita e che lui stesso riassumeva attraverso una convinzione precisa: niente sarebbe stato impossibile con la giusta combinazione di tenacia, passione e anche un pizzico di follia.
Il manager di Nek, Giorgia e tanti altri
Tra gli artisti legati alla sua carriera ci sono nomi che hanno lasciato un segno profondo nella musica italiana. D’Angeli ha lavorato con Nek, ma anche con Giorgia, Michele Zarrillo e Umberto Tozzi. Per lui il lavoro non consisteva semplicemente nella gestione di un artista: significava riconoscerne le potenzialità e provare a trasformarle in un percorso capace di arrivare al pubblico.
È proprio questa capacità di individuare e valorizzare il talento ad avergli procurato negli anni la fama di una figura particolarmente importante nel settore.
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