
All’inizio sembrava esserci una spiegazione per tutto. La stanchezza, i ritmi serrati, il lavoro, gli impegni sui social e una vita sempre in movimento potevano giustificare quei segnali che il corpo continuava a mandare. E invece dietro quei sintomi c’era qualcosa di molto più serio.
È la storia di Eva Bolognesi, 47 anni, manager nel settore delle risorse umane e content creator, che nei mesi scorsi si è trovata ad affrontare una diagnosi che ha cambiato completamente le sue giornate. La malattia riguarda l’area polmonare e, come ha raccontato lei stessa, alcuni dei primi segnali erano tutt’altro che evidenti.

Chi è Eva Bolognesi lontano da Instagram
Originaria di Livorno e residente a Milano, Bolognesi ha alle spalle un percorso molto diverso da quello che potrebbe immaginare chi la conosce principalmente attraverso Instagram. Dopo il liceo classico si è trasferita a Firenze per studiare Psicologia. Inizialmente pensava di diventare psicologa, poi durante il percorso universitario ha capito che il suo futuro professionale sarebbe stato nelle risorse umane.
Da qui la scelta di frequentare un master alla Bocconi e di iniziare una carriera manageriale, lavorando negli anni per diverse aziende e occupandosi anche di ricerca e selezione del personale.
Parallelamente è cresciuto il suo spazio sui social, nato quasi per caso dalla sua passione per i viaggi, la moda, il cibo e il lifestyle.
Dai consigli agli amici alla carriera da creator
Prima ancora di diventare un lavoro, i social erano per Eva un modo per condividere esperienze personali. Gli amici le chiedevano consigli su ristoranti, destinazioni e luoghi da visitare e lei aveva iniziato semplicemente a raccontare ciò che conosceva.
Poi è arrivato il periodo della pandemia e il progetto ha cominciato a prendere una direzione precisa. Ha iniziato a collaborare con alcune testate sul tema dei viaggi e successivamente ha ampliato i contenuti alla moda. La vita a Milano e la partecipazione agli eventi della Fashion Week hanno contribuito alla crescita del suo profilo. Sono arrivati gli inviti, le collaborazioni con i brand, le sfilate e occasioni importanti legate anche a Venezia e Sanremo.
Una seconda dimensione professionale che, ancora oggi, porta avanti insieme al lavoro nel settore delle risorse umane. È proprio mentre la sua vita professionale procedeva su due binari che qualcosa ha iniziato a cambiare.
Eva ha raccontato di non essere stata bene per un certo periodo. Era stanca, aveva perso molto peso e presentava alcuni disturbi legati alla tosse e alla respirazione. Ma quei segnali, almeno inizialmente, non le avevano fatto pensare immediatamente a una malattia grave. La spiegazione che sembrava più plausibile era lo stress. Troppi impegni, una vita frenetica, il lavoro e l’attività sui social. Anche chi le stava vicino le suggeriva di rallentare.
Lei stessa aveva collegato alcuni disturbi ad altre possibili cause, tra cui un’influenza avuta in precedenza o il reflusso.
La diagnosi arrivata a marzo
La situazione è cambiata quando, a marzo, Eva ha deciso di sottoporsi a una serie di esami e accertamenti. È stato allora che è arrivata la diagnosi che non avrebbe mai voluto ricevere. La creator ha scelto di non entrare nei dettagli della patologia, spiegando però che riguarda l’area polmonare.
Il passaggio più difficile, però, è arrivato ancora prima di conoscere esattamente il nome della malattia. Dopo uno degli esami, infatti, le era stato anticipato che il risultato indicava qualcosa di serio. Per sapere con certezza cosa stesse accadendo è stato necessario attendere ulteriori accertamenti.
L’attesa è diventata così una parte particolarmente pesante della sua esperienza. Per circa due settimane Eva ha vissuto senza avere ancora una risposta definitiva, pur avendo già intuito che non si trattava di qualcosa di banale. In quel periodo le condizioni fisiche hanno iniziato a peggiorare e anche la paura ha preso spazio. L’incertezza, ha spiegato, può essere persino più difficile da affrontare della diagnosi stessa, perché lascia spazio a qualsiasi scenario.
Quando finalmente è arrivato il responso, allo shock si è aggiunta però la necessità di reagire e iniziare il percorso di cura.
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