
A Roma, una telefonata costruita per far scattare paura e senso di urgenza si è trasformata in un piano che i truffatori non avevano previsto. Dall’altra parte della cornetta, infatti, c’era un’anziana che, invece di lasciarsi trascinare nel panico, ha mantenuto il sangue freddo. Ha ascoltato la storia, ha finto di assecondare le richieste e, contemporaneamente, ha chiesto aiuto ai veri carabinieri. Poche ore dopo, l’operazione si è conclusa sul pianerottolo di casa.

Truffa a Roma, la telefonata del finto carabiniere
Erano circa le 14 quando una donna di 88 anni, residente nella zona di piazza Mazzini, è stata raggiunta da una telefonata apparentemente autorevole. A parlare era un uomo che si è presentato come un Maggiore dei Carabinieri. Il tono, secondo la ricostruzione dell’episodio, era perentorio e studiato per mettere la vittima sotto pressione.
La storia raccontata al telefono era quella, ormai tristemente nota, di un familiare finito nei guai. In questo caso, il falso militare avrebbe riferito all’anziana che la figlia era rimasta coinvolta in un grave reato nella notte precedente.
Poi è arrivata la richiesta: consegnare tutti i gioielli in oro presenti nell’abitazione. I preziosi, secondo la falsa ricostruzione fornita dal truffatore, sarebbero serviti per verificare beni che potevano essere collegati al provento di una rapina.
Il meccanismo è quello tipico della cosiddetta truffa del finto carabiniere: una falsa autorità, un’emergenza inventata e la pressione esercitata sulla vittima per impedirle di fermarsi a riflettere. L’Arma ha più volte spiegato che nessun appartenente alle forze dell’ordine chiede direttamente o indirettamente denaro o gioielli per effettuare controlli o evitare conseguenze giudiziarie.
Questa volta, però, il copione si è inceppato.
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