
Una nuova esecuzione in Iran riporta al centro dell’attenzione internazionale la situazione dei diritti umani e la repressione delle proteste. Le autorità di Teheran hanno reso noto di aver eseguito la condanna a morte di Majid Adineh, arrestato dopo le manifestazioni di gennaio nella città di Karaj.
La notizia è stata diffusa nelle prime ore della giornata da Mizan, agenzia legata alla Magistratura iraniana. Il caso, tuttavia, è contestato dalle organizzazioni che monitorano le violazioni dei diritti fondamentali nel Paese.

Majid Adineh giustiziato a Karaj: la versione delle autorità iraniane
Secondo quanto comunicato da Mizan, Majid Adineh sarebbe stato ritenuto responsabile di aver “guidato operazioni a favore di gruppi ostili, di Israele e degli Stati Uniti”. Per le autorità della Repubblica Islamica, si tratterebbe di accuse connesse alla sicurezza nazionale e agli interessi dello Stato.
La condanna capitale era stata pronunciata dal Tribunale rivoluzionario di Karaj, che aveva disposto anche la confisca dei beni dell’uomo. Il successivo ricorso non avrebbe modificato l’esito giudiziario: la Corte Suprema iraniana ha confermato la sentenza e l’esecuzione è stata poi effettuata.
La denuncia di Iran Human Rights sul processo
Ma la ricostruzione fornita dalle autorità è stata duramente contestata da Iran Human Rights. Il direttore dell’ong, Mahmood Amiry-Moghaddam, ha riferito che Adineh sarebbe stato condannato al termine di un procedimento che non avrebbe rispettato gli standard minimi necessari per un giusto processo.
La denuncia riaccende l’attenzione sulle condizioni dei detenuti e sulle procedure adottate nei confronti delle persone arrestate durante le proteste. Secondo Amiry-Moghaddam, con l’uccisione di Majid Adineh sarebbero almeno 31 i manifestanti giustiziati dalla Repubblica Islamica dal 18 marzo 2026.
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