
Una sentenza pesantissima, pronunciata al termine di un’inchiesta che avrebbe svelato laboratori nascosti, grandi quantitativi di sostanze sequestrate e una rete accusata di traffico di stupefacenti. Per dodici imputati si è aperto uno scenario di estrema apprensione: la condanna prevista è la pena di morte mediante impiccagione.

Egitto, 12 condannati a morte mediante impiccagione: il caso
Dietro le porte dell’aula, però, il procedimento non è ancora arrivato al suo ultimo capitolo. Gli accusati possono infatti ricorrere contro la decisione e resta da valutare l’esito degli eventuali successivi gradi di giudizio, passaggio decisivo per una vicenda che ha richiamato l’attenzione dei media locali.
La sentenza è stata emessa dal tribunale penale del Cairo, in Egitto, e tra le persone condannate figura Sarah Khalifa, conduttrice e produttrice televisiva secondo quanto riportato dal quotidiano egiziano al-Ahram. Con lei sono stati giudicati altri undici imputati, ritenuti parte della presunta organizzazione criminale.

Condanna a morte in Egitto: l’accusa contro Sarah Khalifa
Secondo l’impianto accusatorio, il gruppo avrebbe creato una rete dedicata all’importazione di materiali necessari alla produzione di droga e alla successiva commercializzazione delle sostanze stupefacenti. Un’accusa grave, culminata nella condanna capitale per tutti i dodici imputati.
Il caso ruota attorno a un’indagine ampia e complessa, nella quale sarebbero emersi elementi legati non soltanto al traffico di droga, ma anche alla disponibilità di armi e munizioni detenute illegalmente. Le responsabilità individuali e il valore degli elementi raccolti restano naturalmente affidati alle valutazioni della magistratura egiziana.
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