
A nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, il caso della presunta intossicazione da ricina a Pietracatella resta al centro degli accertamenti. Nuovi reperti sequestrati nelle abitazioni della famiglia sarebbero ora oggetto di verifiche scientifiche: una borraccia contenente un liquido trasparente e un piccolo contenitore con una sostanza granulare scura.
Antonella Di Ielsi, 50 anni, e Sara Di Vita, 15 anni, sono morte alla fine dello scorso dicembre dopo essersi sentite male in seguito a uno o più pasti consumati in ambito familiare. Le indagini puntano a ricostruire con precisione le circostanze dell’accaduto, a partire dalla possibile origine della sostanza e dalle modalità con cui sarebbe entrata in contatto con le due vittime.

Il caso della ricina e i nuovi reperti sequestrati
La ricina è una sostanza tossica ricavata dalla pianta del ricino. Nel caso di Pietracatella, gli investigatori stanno cercando di chiarire se il veleno sia stato veicolato attraverso un alimento, una bevanda oppure un altro elemento presente negli ambienti frequentati dalla famiglia. Al momento, il massimo riserbo riguarda gli esiti delle analisi e non risultano conclusioni definitive sull’origine dell’intossicazione.
Secondo quanto emerso, tra il materiale prelevato figurerebbe una borraccia con «un liquido trasparente inodore con evidenti residui solidi». L’oggetto costituisce uno dei reperti sui quali si starebbero concentrando gli approfondimenti, poiché la presenza di liquido e depositi solidi potrebbe richiedere verifiche mirate per determinarne natura e composizione.
