
Massimo Cacciari torna a intervenire nel dibattito sul futuro del centrosinistra, indicando nella questione fiscale uno dei passaggi decisivi per ricostruire una proposta politica credibile. In un’intervista a La Stampa, il filosofo ed ex sindaco di Venezia ha sostenuto che la sinistra non possa continuare a parlare di sanità, scuola e welfare senza definire con chiarezza le risorse necessarie per finanziarli.
Al centro della sua analisi c’è il principio della progressività delle tasse, previsto dalla Costituzione e considerato per lungo tempo un elemento centrale delle politiche socialdemocratiche e cattolico-popolari. Secondo Cacciari, negli ultimi decenni questo tema sarebbe stato gradualmente accantonato, anche per il timore di perdere consensi presso fasce di elettorato contrarie a nuovi prelievi fiscali.
La conseguenza, nella lettura dell’ex primo cittadino veneziano, sarebbe una difficoltà crescente nel rendere concrete le promesse di rafforzamento dei servizi pubblici. Con un debito pubblico italiano che supera i tremila miliardi di euro, l’ipotesi di finanziare ogni nuovo intervento ricorrendo al deficit non apparirebbe sostenibile nel lungo periodo. Da qui la richiesta di un confronto esplicito su redditi, patrimoni e redistribuzione.
L’intervento di Cacciari non riguarda soltanto il fisco. Il filosofo collega il tema della tassazione al salario minimo, alle disuguaglianze e alla crisi delle coalizioni tradizionali, avanzando l’idea di uno “sparigliatore” capace di superare le appartenenze consolidate.

