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“Cosa hanno trovato nell’auto di Stasi”. Garlasco, parla l’avvocato: “Portati via due sacchi neri”

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua a essere al centro dell’attenzione per le ricostruzioni relative alle prime ore dell’inchiesta. Tra gli elementi che tornano a essere esaminati figura la perquisizione effettuata il 13 agosto 2007 sull’automobile di Alberto Stasi, allora fidanzato della giovane e successivamente condannato in via definitiva per l’omicidio.

Una testimonianza raccolta per la trasmissione Verità Nascoste, condotta da Milo Infante su Retequattro, ricostruisce quanto sarebbe avvenuto davanti alla villetta dei Poggi in via Pascoli. A riferire i particolari è l’avvocato Piercarlo Collivignarelli, che all’epoca dei fatti ricopriva l’incarico di assessore alla Sicurezza del Comune di Garlasco.

Delitto di Garlasco, la testimonianza sulle verifiche alla vettura

Secondo quanto riferito da Collivignarelli, egli avrebbe assistito direttamente alle attività svolte dalle forze dell’ordine nelle immediate vicinanze dell’abitazione della famiglia Poggi. Il suo racconto parte dalla disposizione dei veicoli presenti lungo la strada nelle ore successive al ritrovamento del corpo di Chiara Poggi.

L’ex assessore ricorda: “Quel giorno c’erano tre macchine dei Carabinieri davanti e dietro c’era la macchina di Stasi”. La vettura di Alberto Stasi si sarebbe quindi trovata nell’area in cui erano in corso i primi accertamenti, mentre la situazione veniva gestita dai carabinieri intervenuti sul posto.

La ricostruzione riguarda in particolare le modalità con cui sarebbe stata ispezionata l’auto. Collivignarelli ha riferito della presenza di militari vicino alla vettura e di un’attività che, nella sua descrizione, avrebbe coinvolto diverse persone nel corso della giornata.

Auto di Alberto Stasi, i particolari riferiti dall’avvocato

Nel prosieguo della dichiarazione, l’avvocato ha descritto controlli che avrebbero riguardato l’abitacolo e le parti esterne della vettura. Si tratta di una testimonianza che richiama l’attenzione sulle procedure adottate nel giorno dell’omicidio e sulla sequenza degli accertamenti svolti nelle fasi iniziali della vicenda.

La macchina di Alberto fu aperta in ogni dove: nelle portiere, al di sotto, verificarono le gomme. Si sedettero sulla macchina, guardarono il portaoggetti, sotto il volante. L’hanno scandagliata nei minimi particolari. I tappetini sono stati alzati, rimossi, osservati alla luce del sole e la stessa cosa avveniva sia dalla parte del guidatore che dalla parte passeggero. Anche i tappetini posteriori, molto più piccoli, venivano asportati, guardati e rimessi poi a posto, dopo aver verificato cosa poteva esserci al di sotto. Alcuni avevano i calzari, ma non avevano i guanti e viceversa. Era un via vai continuo, come se fosse stato un pullman alle fermate dove la gente esce ma anche entra. Ricordo che, alla fine, uno degli agenti disse: “Qui non c’è niente””.

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