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Liliana Resinovich, colpo di scena: cos’hanno trovato sui suoi vestiti

Nuovi elementi potrebbero aggiungere tasselli importanti al caso di Liliana Resinovich, la donna scomparsa a Trieste nel dicembre 2021 e ritrovata senza vita alcune settimane dopo. Le ultime perizie hanno individuato tracce biologiche maschili su diversi oggetti appartenuti alla vittima e su alcuni reperti legati al ritrovamento del corpo. Ma non è l’unica novità emersa dalle analisi: gli esperti hanno rilevato anche un particolare sulle scarpe e un contatto tra alcuni indumenti che potrebbe alimentare ulteriori interrogativi.

Le tracce di Dna maschile sui jeans e sui sacchi neri

Tra gli elementi più significativi contenuti nelle nuove perizie ci sono le tracce di Dna appartenenti a un uomo non identificato. Lo stesso profilo genetico è stato rilevato sui jeans indossati da Liliana Resinovich e su uno dei due sacchi neri utilizzati per contenere il corpo, quello che avvolgeva la parte inferiore.

Altri residui di Dna maschile, sempre riconducibili a soggetti ignoti, sono stati individuati su diversi reperti: la borsetta, l’orologio, la bottiglietta di plastica che Liliana aveva con sé, gli altri sacchi e alcuni indumenti. Un insieme di risultati che sarà oggetto di approfondimento e che potrebbe contribuire a chiarire alcuni passaggi ancora oscuri della vicenda.

Le analisi sono state eseguite dalle esperte Eva Sacchi e Chiara Turchi e da Paolo Fattorini, nell’ambito degli accertamenti disposti dalla gip di Trieste Flavia Mangiante. I risultati saranno discussi nell’udienza fissata per il 30 ottobre, un appuntamento nel quale gli elementi raccolti potranno essere esaminati nel quadro complessivo delle indagini.

Le scarpe di Liliana e il dettaglio sul terreno

Un altro particolare emerso dagli accertamenti riguarda le calzature della donna. Sulle suole delle scarpe di Liliana Resinovich, infatti, non sarebbero state trovate tracce del terreno presente nel luogo in cui venne rinvenuto il cadavere, nei boschi dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste.

È un risultato sul quale si concentra l’attenzione della parte che sostiene l’ipotesi dell’omicidio. L’avvocato Nicodemo Gentile, legale di Sergio Resinovich, fratello della vittima, interpreta questo elemento come un possibile indizio del fatto che la donna sia stata uccisa altrove e successivamente trasportata nel luogo del ritrovamento.

«Liliana è stata uccisa altrove e poi portata lì dove fu trovato il cadavere», sostiene il legale.

Sulle suole sono stati individuati anche residui di sostanze, tra cui zirconio, che hanno portato a ipotizzare un possibile collegamento con il laboratorio nel quale Sebastiano Visintin, marito della donna, affilava i coltelli. Tuttavia, le conclusioni dei periti non confermano questa ricostruzione: il confronto con i materiali presenti nel laboratorio, si legge nelle analisi, «non fornisce alcun elemento a supporto di un contatto tra le scarpe della vittima e laboratorio».

La presenza di quei residui, dunque, non costituisce di per sé una prova di un passaggio delle calzature in quel luogo.

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