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“Accordo raggiunto”, missione compiuta per Meloni a Bruxelles

Una notte di tensione a Bruxelles, poi l’accordo: il Consiglio europeo ha trovato una mediazione sul dossier energia e sul sistema Ets, evitando che il confronto tra i 27 Stati membri sfociasse in una rottura. L’intesa, sostenuta dalla Germania e accettata anche dall’Italia, non cambia però in modo significativo l’impianto delle politiche europee per la decarbonizzazione.

Per il governo guidato da Giorgia Meloni, che aveva raccolto le richieste dei Paesi più critici verso la bozza iniziale delle conclusioni, il risultato appare circoscritto. L’Unione europea riconosce infatti la pressione esercitata dagli alti prezzi dell’energia, ma non dispone misure immediate per ridurre i costi a carico di famiglie e imprese.

Accordo Ue su energia ed Ets: il fronte guidato dall’Italia

Nel corso della trattativa, l’Italia si è schierata con Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. Il gruppo disponeva dei numeri necessari per impedire l’approvazione del testo conclusivo del vertice, in una situazione che ha reso necessario un lungo negoziato tra le delegazioni.

Al centro della vicenda c’era il funzionamento dell’Ets, l’Emission Trading System europeo che attribuisce un prezzo alle emissioni di anidride carbonica. Il meccanismo è uno dei cardini della strategia climatica dell’Unione, ma Roma chiedeva correttivi per attenuarne l’impatto sui costi sostenuti dalle aziende e dai consumatori, oltre a margini più ampi sul tema della formazione dei prezzi energetici.

La mediazione finale ha consentito di chiudere lo stallo, ma resta da chiarire quali strumenti concreti potranno essere attivati nei prossimi mesi. Il testo approvato mantiene infatti l’architettura generale del mercato europeo delle emissioni, limitando le aperture alle valutazioni future della Commissione.

Ets2 dal 2028: nessun rinvio per edifici e trasporti

Il passaggio più delicato riguardava l’Ets2, il nuovo sistema che dal 2028 estenderà il costo delle emissioni ai combustibili impiegati nel riscaldamento degli edifici e nel trasporto su strada. La misura potrebbe incidere sui prezzi di carburanti e riscaldamento, ed è per questo che l’Italia e gli altri Paesi contrari alla formulazione iniziale avevano chiesto tutele più esplicite.

Secondo quanto definito nell’accordo, non è previsto alcun rinvio dell’entrata in vigore dell’Ets2. La Commissione europea dovrà invece aggiornare la propria analisi sugli effetti del sistema, con attenzione alla sua struttura e agli strumenti di protezione disponibili. Non è stato tuttavia inserito in modo esplicito il riferimento alle conseguenze economiche e sociali richiesto dai governi più critici.

Anche per gli Ets già operativi, le modifiche restano contenute. Il documento ribadisce il ruolo centrale del mercato europeo delle emissioni nella riduzione della CO2, riconoscendo al tempo stesso l’esigenza di ridurre la volatilità delle quotazioni e le ricadute sulle bollette elettriche.

Durante il confronto è emerso inoltre il tema del mercato secondario dei certificati, dove le oscillazioni dei prezzi possono determinare incrementi rilevanti dei costi. Sulle deroghe temporanee chieste da alcuni Stati membri, però, non sono state assunte decisioni operative.

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