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“Non è finita…”. Papa Leone operato al polmone, adesso l’annuncio dell’oncologa

Papa Leone, come sta dopo l’operazione al polmone: attesa per l’istologico

Papa Leone XIV è rientrato in Vaticano dopo l’intervento eseguito al Policlinico Gemelli di Roma per l’asportazione di un nodulo polmonare maligno. Il Pontefice sta osservando il periodo di convalescenza nel Palazzo apostolico e, secondo quanto annunciato, mercoledì sarà presente all’udienza generale in piazza San Pietro.

Il quadro clinico e gli eventuali passi successivi dipenderanno ora dall’esito dell’esame istologico. Gli accertamenti consentiranno di definire le caratteristiche della malattia e di stabilire se, dopo l’operazione, saranno necessari ulteriori trattamenti o soltanto controlli periodici.

Papa Leone XIV in Vaticano dopo l’intervento al polmone

Dopo le dimissioni avvenute sabato, Papa Leone XIV ha ripreso la permanenza in Vaticano, dove prosegue il recupero post-operatorio. Durante l’Angelus di ieri, il Pontefice ha rivolto un ringraziamento ai fedeli, spiegando che, “superata questa fase delicata, adesso riprenderò gradualmente le mie attività”.

La partecipazione all’udienza del mercoledì rappresenta il primo appuntamento pubblico previsto durante la convalescenza. La ripresa degli impegni, comunque, sarà graduale e legata alle indicazioni dei medici che lo hanno seguito nel corso del ricovero e dell’intervento.

Papa Leone, come sta dopo l’operazione al polmone: attesa per l’istologico

Esame istologico dopo il nodulo polmonare: i possibili scenari

Sul percorso che potrebbe attendere il Pontefice è intervenuta all’Adnkronos Salute Serena Ricciardi, pneumoncologa e dirigente medico dell’Uoc di Broncopneumologia dell’Ao San Camillo-Forlanini di Roma. La specialista ha delineato due possibilità, entrambe subordinate ai risultati degli esami.

“Se, come è stato detto, il nodulo era piccolo e circoscritto, senza interessamento dei linfonodi – ma lo sapremo dagli esami – il Papa non dovrà fare nulla perché è guarito. Procederà con i controlli nel tempo, i ‘follow-up’, che si diraderanno nel tempo”.

Il secondo scenario, ha precisato Ricciardi, riguarderebbe invece un eventuale coinvolgimento dei linfonodi. In questo caso, l’analisi del tessuto rimosso permetterebbe di individuare l’approccio terapeutico più adatto, valutando anche specifici marcatori e possibili mutazioni.

“Se invece, e questo è il secondo scenario, la malattia dovesse essere più estesa, con l’interessamento dei linfonodi, si procede con l’esame istologico e con il test per l’espressione di PD-L1. Questo ci permette di capire la malattia che si ha davanti e di decidere sulla terapia migliore, in base anche alle mutazioni che potrebbero emergere. Da qui si può decidere per una terapia adiuvante e in questo modo ridurre le possibilità che il paziente, clinicamente guarito, possa avere ricadute”.

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