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“Un pazzo..”. Garlasco, le ultime raggelanti scoperte: cosa è uscito fuori su Stasi dopo le indagini

Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione per le questioni ancora aperte sulle attività investigative avviate dopo l’omicidio di Chiara Poggi. Mentre proseguono gli accertamenti legati alla posizione di Andrea Sempio e alle valutazioni della Procura di Pavia, un confronto televisivo ha riacceso il dibattito sulle modalità con cui furono acquisiti il computer e le scarpe di Alberto Stasi.

Il punto riguarda in particolare la gestione dei reperti nelle prime fasi dell’inchiesta, conclusasi con la condanna definitiva di Alberto Stasi. Nel dibattito sono emerse ricostruzioni divergenti sulla consegna degli oggetti e sull’accesso al computer dell’allora fidanzato della vittima.

Garlasco, il confronto sul computer di Alberto Stasi

Durante la trasmissione Quarta Repubblica, Nicola Porro ha chiesto a Gennaro Cassese, ex comandante dei carabinieri di Vigevano coinvolto nelle prime indagini, perché non fosse stata effettuata una copia forense del computer di Stasi.

Cassese ha risposto: “Se le devo dare una risposta di tipo giuridico, c’è stata una modifica normativa nel 2008 per la quale i dati dei supporti informatici devono essere garantiti per sempre e, quindi, nasce l’esigenza di fare una copia forense. Nel 2007 non avevamo questo obbligo. Ciò nonostante, ritengo sia stato inopportuno aprire quel computer”.

Le operazioni svolte sul dispositivo sequestrato

Secondo quanto riferito dall’ex comandante, l’apertura del computer fu collegata anche alla necessità di consegnare a Stasi la tesi universitaria presente sul dispositivo. Cassese ha ricostruito così quel passaggio: “Vorrei fare una precisazione, come dato oggettivo di verità: se noi avessimo avuto la certezza che il computer non dovesse essere aperto nel modo più assoluto, avremmo sbagliato già a dare la tesi a Stasi. La tesi è stata autorizzata dalla Procura. Per poterla dare a Stasi il 14 mattina, abbiamo dovuto trasferirla dal computer a una pendrive e poi riversarla sul cd per poi darla a Stasi”.

L’ex comandante ha aggiunto che gli accessi effettuati dai carabinieri sarebbero stati annotati in una relazione. “Sono stati fatti accessi sul computer da parte dei carabinieri. Io ho preteso ed è stata fatta una relazione in cui sono indicate le operazioni fatte. Ogni volta che è stato fatto un accesso, si è sempre indicato che non è stato mai aperto il file della tesi. Nella nostra ignoranza informatica, si pensava di salvaguardare il file della tesi”.

Sulla consegna del dispositivo, Cassese ha quindi precisato: “Quel computer è stato dato da una persona che all’epoca non era indagata e ce l’ha dato spontaneamente. Il computer è stato acquisito perché Stasi ce l’ha consegnato. Con le conoscenze informatiche che sono arrivate dopo, condivido l’inopportunità di aprire quel computer. Ma in quel momento è stato fatto solo per avere spunti investigativi”.

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