
«Saremo noi a terrorizzare i delinquenti, li andremo a prendere uno a uno» e faremo «pagare loro la distruzione che hanno causato». Roberto Vannacci interviene dopo i disordini di piazza avvenuti a Milano e in altre città del Nord, rilanciando una linea politica incentrata su sanzioni più severe e sull’individuazione dei responsabili delle devastazioni.
Il leader di Futuro nazionale, intervenuto da remoto alla presentazione dell’iniziativa del partito sull’ordine pubblico, ha rivolto contestualmente un attacco alla maggioranza che sostiene il governo. Il suo intervento arriva mentre l’esecutivo valuta un nuovo pacchetto di norme sulla sicurezza, con attenzione al ruolo dei minorenni nei fatti di violenza e agli strumenti di prevenzione nelle aree urbane.

Vannacci accusa la maggioranza dopo gli scontri
Il giudizio dell’ex generale sull’azione del centrodestra è netto: «Sono anni che questa ipodestra non fa quasi nulla. Non ha preso alcun provvedimento efficace. La dimostrazione è quello che è successo a Milano». La definizione di “ipodestra” viene utilizzata da Vannacci per sostenere che tra gli annunci in materia di sicurezza e i risultati sul territorio esisterebbe una distanza rilevante.
Secondo quanto riferito nel corso della presentazione, Futuro nazionale intende proporsi come forza favorevole a un irrigidimento delle risposte contro le violenze organizzate. Le dichiarazioni vanno collocate nel quadro del confronto politico apertosi dopo le manifestazioni degenerare in scontri, danneggiamenti e saccheggi, episodi che hanno riportato al centro il tema dell’ordine pubblico.
La posizione espressa da Vannacci si sviluppa su due direttrici: da una parte la richiesta di identificare e punire chi abbia preso parte alle devastazioni, dall’altra la contestazione delle misure adottate finora dall’esecutivo. Si tratta di valutazioni politiche attribuite al leader di Futuro nazionale. Il governo, dal canto suo, ha rivendicato il lavoro svolto dalle forze dell’ordine e ha annunciato ulteriori approfondimenti normativi.
Il nodo, secondo gli elementi emersi nelle ultime ore, riguarda non soltanto la repressione dei reati già commessi, ma anche la capacità di impedire che le manifestazioni pacifiche possano essere sfruttate da gruppi intenzionati a provocare scontri. Su questo punto il dibattito resta aperto e il contenuto definitivo delle misure annunciate dovrà essere verificato nei provvedimenti che saranno effettivamente approvati.
La proposta di Futuro nazionale sull’ordine pubblico
Vannacci aveva già delineato il 19 ottobre alcune delle linee che dovrebbero comporre l’iniziativa del partito. Al centro figurano il contrasto alla violenza organizzata nelle manifestazioni, un inasprimento delle pene nei casi in cui siano ravvisabili finalità terroristiche e l’introduzione di una distanza di sicurezza tra i manifestanti e i reparti di polizia schierati sul posto.
Secondo l’impostazione illustrata, la violazione della distanza e il mancato rispetto dell’ordine di ripristinarla potrebbero consentire alle autorità di procedere allo scioglimento del corteo prima che la situazione degeneri. L’obiettivo dichiarato è intervenire con maggiore anticipo nei contesti nei quali emergano condotte coordinate o segnali di possibile aggressione.
Il riferimento è alle azioni attribuite a persone che pianifichino attacchi, distribuiscano incarichi o aggrediscano gli agenti con modalità organizzate. Gli aspetti applicativi restano tuttavia da definire: per stabilire portata, presupposti e garanzie delle proposte sarà necessario esaminare il testo normativo, qualora venga depositato, e il successivo percorso parlamentare.
Nel dibattito sulla sicurezza nelle piazze resta centrale la distinzione tra chi esercita il diritto di manifestare pacificamente e chi commette reati. È un elemento richiamato anche dalle istituzioni, che hanno condannato le violenze senza mettere in discussione il diritto alla protesta nei limiti previsti dall’ordinamento.
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