
Le immagini dei negozi danneggiati, le vetrine infrante e i saccheggi nel centro di Milano finiscono al centro di un confronto destinato a far discutere. Ma è quando si prova a ridimensionare quanto accaduto che il dibattito prende una piega inattesa, tra giustificazioni, repliche increduli e un conduttore che fatica a credere alle proprie orecchie. Nello studio di Dritto e Rovescio, su Rete 4, il confronto tra un giovane attivista e Paolo Del Debbio si trasforma in uno scontro acceso sul significato della protesta, sui danni provocati durante le manifestazioni e sulle difficoltà economiche che attraversano il Paese.
A far discutere è soprattutto una frase pronunciata da Juri, studente di 22 anni, che contesta la rappresentazione di una città devastata. Una posizione che scatena la reazione del conduttore e accende il confronto con gli altri ospiti in studio. Come riporta Libero, lo scambio si fa via via più teso, fino a un gesto di Del Debbio che rende evidente tutta la sua incredulità.

Dritto e Rovescio, lo scontro sui fatti di Milano
«Roba assurda lei che dice che Milano non è devastata», esclama Paolo Del Debbio, rivolgendosi al giovane attivista. Juri, però, non arretra e ribadisce la propria posizione: «Ma non è devastata, è stato danneggiato solo qualche negozio, tra l’altro di multimiliardari».
Una risposta che lascia il conduttore senza parole e che porta immediatamente il confronto sul tema dei saccheggi e della legittimità di danneggiare le attività commerciali durante una manifestazione. «E quindi se sono multinazionali miliardari si può rompere le vetrine», replica Del Debbio, contestando apertamente il ragionamento del ragazzo.


Dritto e Rovescio, tensione in studio: il botta e risposta
La discussione si sposta così dal bilancio dei danni alle motivazioni economiche evocate dall’attivista. Juri richiama le difficoltà di chi fatica ad arrivare alla fine del mese e prova a collegare gli episodi di violenza a un disagio sociale più ampio. Ma le sue argomentazioni non convincono il padrone di casa, che incalza l’interlocutore con una domanda diretta: «Ma lei si rende conto di cosa sta dicendo? O lo dice perché gliel’hanno detto?».
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