
Quando il fondale marino inizia a tremare con cadenza incessante scatenando forze millenarie che si propagano nelle profondità degli abissi, il confine tra la calma apparente della superficie e l’inquietudine delle popolazioni costiere si assottiglia paurosamente. Tra strumentazioni ad altissima precisione in continua allerta, scienziati ricurvi sui monitor per decifrare l’origine dei sussulti e il tam-tam di voci ed allarmismi che si rincorrono sul web chiamando in causa i giganti immersi nelle acque, un intero territorio si ritrova a convivere con il fiato sospeso. Una sequenza dinamica e complessa che sta mobilitando le massime autorità scientifiche del Paese, impegnate a fare chiarezza su cosa stia davvero accadendo sotto la crosta terrestre.

Non accenna a placarsi lo sciame sismico che sta interessando l’area al largo della costa della Sicilia settentrionale, nello specchio d’acqua del Mar Tirreno meridionale a nord delle Isole Eolie. Dopo la forte scossa di magnitudo 5 registrata venerdì scorso, anche nella giornata di oggi, domenica 25 ottobre, i sismografi hanno continuato a tracciare nuove scosse,fortunatamente tutte al di sotto di magnitudo 3. Stando ai dati raccolti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dall’avvio del fenomeno si contano oltre 170 scosse superiori a magnitudo 2, quattro delle quali hanno superato magnitudo 4 e due hanno persino oltrepassato la soglia di magnitudo 5.
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