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Youssef Siher, colpo di scena sulla moglie Sagia: la teoria della procura

La posizione di Sagia Hammoud, moglie di Youssef Siher, potrebbe rappresentare uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta sul cosiddetto Movimento 17 ottobre. Dopo il fermo del trentenne, sospettato dagli inquirenti di aver promosso il progetto attraverso canali social e gruppi di messaggistica, l’attenzione investigativa si sarebbe estesa anche alla donna, indagata a piede libero. Al centro degli accertamenti ci sarebbero l’amministrazione delle piattaforme digitali, i contenuti pubblicati e il ruolo che ciascuno dei due avrebbe avuto nella vicenda.

Come riporta Open, la ricostruzione accusatoria si fonderebbe anche sui messaggi circolati online e sulle indicazioni che, secondo la Procura, sarebbero state diffuse in vista delle manifestazioni. Ma attorno alla figura di Siher emergerebbe anche un elemento che contribuisce a rendere la vicenda più complessa: il racconto di un suo ex docente universitario, che lo ricorderebbe come uno studente brillante e descriverebbe la sua tesi di laurea come un lavoro storiografico privo di radicalismo. Due piani distinti, che si intrecciano in un’indagine ancora da verificare nelle sue diverse responsabilità.

Youssef Siher e Sagia Hammoud: le ipotesi della Procura

Secondo quanto ricostruito da Open, il decreto di fermo contesterebbe a Youssef Siher contenuti che gli inquirenti avrebbero ritenuto riconducibili all’istigazione a delinquere, aggravata dalle finalità terroristiche e dall’utilizzo di strumenti informatici o telematici. Tra gli elementi citati figurerebbero messaggi pubblicati sui canali del Movimento 17 ottobre, con espressioni di forte ostilità verso il governo e lo Stato.

La Procura avrebbe inoltre contestato al trentenne il nuovo reato di partecipazione violenta a una manifestazione. Le finalità terroristiche, secondo la ricostruzione riportata dalla testata, sarebbero collegate all’effetto intimidatorio che i contenuti avrebbero potuto produrre sulla popolazione, alimentando la percezione di una situazione di grave pericolo.

Anche Sagia Hammoud risulterebbe indagata. La donna, che secondo Open avrebbe 32 anni e sarebbe originaria di Como, sarebbe stata individuata dagli investigatori anche attraverso il proprio telefono cellulare, che avrebbe contribuito a rintracciare il marito, risultato irraggiungibile perché aveva il dispositivo spento.

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