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Vittorio Sgarbi, la notizia dall’ospedale arriva in questi minuti

Vittorio Sgarbi lascia la terapia intensiva al Gemelli, ora la riabilitazione respiratoria

Arriva dal Policlinico Gemelli di Roma un aggiornamento incoraggiante sulle condizioni di Vittorio Sgarbi. Il critico d’arte, 74 anni, è ricoverato dal 30 settembre per una grave insufficienza respiratoria e, dopo quasi un mese di degenza, è stato trasferito lunedì 26 ottobre dalla terapia intensiva alla terapia sub-intensiva.

Vittorio Sgarbi, il trasferimento dopo settimane di ricovero

Secondo quanto riportato da Adnkronos Salute, il passaggio in un reparto con un diverso livello assistenziale è stato possibile alla luce dei progressi registrati nelle capacità respiratorie. Si tratta di un elemento positivo nella ricostruzione del decorso clinico, anche se il quadro continua a richiedere cure mirate e controlli costanti.

Al momento, infatti, Sgarbi necessita ancora della cannula tracheostomica. Nei prossimi giorni dovrebbe inoltre iniziare un percorso di riabilitazione respiratoria, fase che sarà centrale per verificare l’evoluzione delle sue condizioni. Non sono state comunicate indicazioni sulle possibili dimissioni.

Il ricovero di Vittorio Sgarbi al Gemelli di Roma

L’ex sottosegretario alla Cultura era stato trasportato d’urgenza al Gemelli alla fine di settembre. Le informazioni diffuse nella fase iniziale del ricovero descrivevano una situazione «critico ma stabile», resa particolarmente delicata dalla grave insufficienza respiratoria.

Per questa ragione era stato necessario il trasferimento nel reparto di terapia intensiva, dove il critico d’arte ha ricevuto assistenza specialistica e supporto alla respirazione. La degenza è proseguita in un contesto complesso, con monitoraggi continui e trattamenti calibrati sulle necessità cliniche emerse durante il ricovero.

Come riporta l’agenzia, i miglioramenti osservati non equivalgono alla conclusione del percorso di cura. Il trasferimento in sub-intensiva segnala però una variazione rilevante rispetto alle prime settimane, durante le quali la situazione aveva imposto il massimo livello di assistenza ospedaliera.

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