
Le previsioni meteorologiche per l’ultima parte di ottobre e l’inizio di novembre 2026 segnalano un possibile cambio di scenario sull’Italia. Secondo le elaborazioni disponibili, l’autunno potrebbe lasciare spazio a un afflusso di aria fredda di origine siberiana, con temperature in diminuzione, vento intenso e condizioni favorevoli a nevicate su alcune aree del Paese.
Al centro dell’attenzione c’è il possibile consolidamento del Ponte di Voejkov, una configurazione barica rara che, se confermata, potrebbe ostacolare l’arrivo delle correnti atlantiche più miti e favorire la discesa di masse d’aria continentali verso l’Europa centrale e il Mediterraneo. Gli effetti più rilevanti sarebbero attesi tra il fine settimana di Halloween e la prima settimana di novembre.

Le indicazioni dei modelli meteorologici
Le più recenti simulazioni dei principali centri di calcolo internazionali, rilanciate il 27 ottobre 2026 da MeteoWeb, descrivono una possibile ondata di freddo particolarmente precoce. Le mappe restano previsioni e richiedono conferme nei successivi aggiornamenti, ma mostrano una tendenza comune: il rafforzamento dell’alta pressione alle alte latitudini e l’afflusso di aria molto fredda da est.
In questo quadro, il nucleo freddo proveniente dalla Russia potrebbe raggiungere prima i Balcani e successivamente l’Italia, faorendo la formazione di un’area depressionaria sul Mediterraneo. La durata dell’episodio, secondo alcuni scenari modellistici, potrebbe estendersi per 10-15 giorni, con ripercussioni diverse a seconda delle regioni e dell’evoluzione dei minimi di pressione.
Il Ponte di Voejkov prende il nome dal climatologo russo Aleksandr Voejkov e indica una fascia di alta pressione in grado di unire, o quasi unire, l’anticiclone delle Azzorre con l’alta pressione termica russo-scandinava. Quando questa struttura si organizza, crea un blocco atmosferico esteso per migliaia di chilometri, modificando il normale percorso delle perturbazioni.
Secondo le proiezioni, l’anticiclone atlantico potrebbe elevarsi verso la Scandinavia e il Mar Glaciale Artico, con pressioni nell’ordine di 1030-1035 hPa, mentre a est resisterebbe l’alta pressione continentale. Il risultato sarebbe una circolazione orientale capace di trasportare aria fredda verso l’Europa occidentale e meridionale, limitando l’influenza delle correnti oceaniche.
Si tratta di una dinamica più frequente nei mesi centrali dell’inverno, tra gennaio e febbraio. Per questa ragione, un suo eventuale sviluppo già alla fine di ottobre costituirebbe un elemento da seguire con attenzione. L’intensità effettiva del raffreddamento dipenderà tuttavia dalla posizione del blocco anticiclonico, dalla traiettoria delle depressioni mediterranee e dalla temperatura dei mari.
Il primo passaggio perturbato tra Balcani e Adriatico
La fase iniziale del peggioramento potrebbe iniziare tra la serata di martedì 27 e mercoledì 28 ottobre. Una goccia fredda in discesa sui Balcani sarebbe in grado di isolare un vortice depressionario tra Albania, Macedonia e mar Egeo, con geopotenziali indicati attorno ai 552 decametri nelle simulazioni citate.
Le conseguenze più immediate riguarderebbero soprattutto il versante adriatico e le regioni meridionali. Sono attesi, in base a questo scenario, venti di grecale e burian anche sostenuti tra Puglia, Basilicata e Calabria ionica, con raffiche che localmente potrebbero avvicinarsi ai 90 chilometri orari. Il moto ondoso sarebbe in aumento, con possibili mareggiate lungo le coste esposte.
Sui rilievi della Grecia, in particolare nelle aree del Pindo, dell’Olimpo e del Parnaso, le precipitazioni potrebbero assumere carattere nevoso oltre gli 800-1000 metri. Il vortice balcanico avrebbe inoltre un ruolo importante nella successiva evoluzione: una depressione attiva sul Mediterraneo orientale potrebbe richiamare verso l’Italia l’aria più fredda in arrivo dall’Europa nord-orientale.
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