
Il cinema italiano perde uno dei suoi registi più discussi, riconoscibili e anticonformisti. Una carriera lunga decenni, film diventati simboli di un genere e un modo di raccontare la sensualità che ha lasciato un segno profondo nella storia del grande schermo. Nelle ultime settimane le notizie sulle sue condizioni di salute avevano alimentato la preoccupazione, mentre intorno alla sua abitazione si era aperta anche una vicenda particolarmente delicata. Questa mattina è arrivata la notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere.

La morte di Tinto Brass, l’annuncio della famiglia
Tinto Brass, all’anagrafe Giovanni Brass, è morto questa mattina a Roma, intorno alle 10.30. A comunicare la scomparsa sono stati la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice. I funerali, secondo quanto riportato dall’Ansa, si svolgeranno in forma privata, lontano dai riflettori e senza cerimonie pubbliche.
Le condizioni di salute del regista erano particolarmente delicate già da tempo. Negli ultimi mesi, proprio la moglie aveva raccontato pubblicamente le difficoltà che stava attraversando il marito, alle prese non soltanto con i problemi legati alla sua salute, ma anche con una situazione abitativa diventata sempre più complicata.
La casa trasformata in una prigione: le difficoltà degli ultimi mesi
Da circa cinquant’anni Tinto Brass viveva nella sua abitazione di Isola Farnese, alle porte di Roma. Un luogo a cui era profondamente legato, ma che negli ultimi tempi si era trasformato in una sorta di prigione. Due frane avevano infatti reso impraticabile la strada di accesso alla proprietà, isolando di fatto il regista e la sua famiglia.
A raccontare la situazione era stata Caterina Varzi, che aveva denunciato le conseguenze di quell’isolamento sulla quotidianità del marito. Per raggiungere l’abitazione bisognava affrontare una lunga scalinata composta da 141 gradini, un percorso diventato estremamente difficile per una persona con condizioni di salute già compromesse.
Il problema non riguardava soltanto gli spostamenti ordinari. L’impossibilità di percorrere quella scalinata rischiava infatti di compromettere anche la possibilità di sottoporsi alle cure mediche necessarie. Una situazione che aveva spinto la famiglia a chiedere un intervento per risolvere il problema.
Lo scorso maggio, inoltre, le condizioni del regista si erano aggravate al punto da rendere necessario l’intervento dei soccorsi. Il tempestivo aiuto sanitario aveva permesso di evitare conseguenze ancora più gravi. Dopo il ricovero in ospedale, Brass era successivamente rientrato nella sua abitazione. Per attirare l’attenzione sulle difficoltà vissute dalla famiglia, era stata inviata anche una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
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