
La crisi politica in Israele si complica dopo la scelta di Ebraismo Unito della Torah, alleato storico di Benjamin Netanyahu, di non indicare alcun candidato per la guida del prossimo governo. La formazione ultraortodossa non ha raccomandato né il premier uscente né il leader di Yashar, Gadi Eisenkot, durante le consultazioni con il presidente Isaac Herzog.
La decisione rappresenta un passaggio rilevante negli equilibri della nuova Knesset. Il partito, che riunisce due movimenti ashkenaziti ultraortodossi, lascia intendere che il proprio appoggio sarà subordinato a precise garanzie politiche, soprattutto sul tema dell’esenzione dal servizio militare per gli studenti religiosi.

Israele, Ebraismo Unito della Torah non sostiene Netanyahu
I rappresentanti di Ebraismo Unito della Torah hanno comunicato la loro posizione giovedì 5 novembre, nel corso dell’incontro con Herzog. Il presidente è chiamato a individuare il deputato che appare più in grado di costruire una maggioranza e ottenere la fiducia parlamentare.
Gli ultraortodossi hanno spiegato di non voler essere vincolati, in questa fase, a uno dei due principali blocchi politici. Non si tratta quindi di una semplice astensione procedurale: il partito intende mantenere aperta la trattativa e valutare eventuali accordi in base alle richieste della propria comunità.
Per anni Ebraismo Unito della Torah è stato uno dei sostegni più affidabili del fronte conservatore guidato da Benjamin Netanyahu. La lista dispone di sette seggi nella nuova Knesset e aveva fatto parte della maggioranza fino al luglio 2025, proseguendo in seguito il sostegno alla coalizione dall’esterno.
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