Tragedia nelle Maldive: gli accertamenti su immersione e dotazioni tecniche
Secondo quanto riferito da fonti maldiviane e riportato dal Corriere della Sera, tra gli aspetti finiti al vaglio degli investigatori ci sarebbe anche l’equipaggiamento utilizzato dai sub. In particolare, la professoressa Monica Montefalcone avrebbe indossato una tuta corta, ritenuta non adeguata per un’immersione tecnica in grotta a profondità elevate.
Si tratta di un elemento inserito in un quadro ancora in definizione: gli inquirenti stanno verificando la coerenza tra l’attrezzatura impiegata e le condizioni reali incontrate sott’acqua. L’obiettivo è chiarire se tutti i partecipanti disponessero di strumenti idonei ad affrontare un contesto subacqueo ad alta criticità.

GoPro e materiale recuperato: sequestro e analisi per ricostruire la dinamica
Un gruppo di speleosub finlandesi avrebbe completato il recupero dell’intera dotazione tecnica usata durante l’immersione nella grotta. Tra i materiali recuperati figurano bombole, computer subacquei, torce e soprattutto le GoPro, considerate un elemento cruciale per ricostruire quanto accaduto.
Tutta l’attrezzatura, inclusi i dispositivi indossati dai sub e il materiale rinvenuto in acqua, è stata posta sotto sequestro dalle autorità delle Maldive. Gli accertamenti dovranno verificare l’eventuale presenza di anomalie tecniche, malfunzionamenti o criticità legate all’uso dell’equipaggiamento.
Le registrazioni video delle telecamere potrebbero consentire di ricostruire il percorso seguito dal gruppo. Secondo le prime informazioni, l’immersione potrebbe essersi spinta oltre i 50 metri inizialmente previsti dal progetto di ricerca.
Grotta di Alimatha: le ipotesi su visibilità, correnti e orientamento
Gli investigatori stanno esaminando diversi elementi legati alle condizioni all’interno della grotta di Alimatha. Tra i punti considerati ci sarebbero la visibilità ridotta quasi a zero nella seconda sezione del cunicolo, l’eventuale presenza di correnti e gli ostacoli incontrati lungo il tragitto.
Attenzione anche agli strumenti fondamentali per l’orientamento in grotta, come le torce e il cosiddetto “filo di Arianna”, la corda guida utilizzata per garantire il rientro in sicurezza durante le immersioni in ambienti chiusi.
L’assenza o l’inefficienza di questi dispositivi potrebbe avere un peso nella ricostruzione dell’incidente, che avrebbe portato il gruppo a finire in un cunicolo senza uscita.

Procura di Roma: fascicolo per omicidio colposo e attesa per le autopsie
In parallelo all’inchiesta condotta in loco, il materiale sequestrato confluirà nel fascicolo aperto dalla Procura di Roma con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Gli inquirenti italiani seguono gli sviluppi in coordinamento con le autorità maldiviane.
Nei prossimi giorni sono previste le autopsie sulle salme rimpatriate. Gli esami potrebbero fornire ulteriori indicazioni sulle cause dei decessi, inclusa l’eventuale presenza di avvelenamento da gas nelle bombole.
Sono attesi inoltre gli interrogatori dei testimoni che si trovavano a bordo della nave di supporto Duke of York, ritenuti utili per ricostruire la sequenza temporale dei fatti e individuare eventuali criticità operative emerse durante la missione subacquea.