
Il caso di Garlasco torna al centro dell’attenzione pubblica a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli. Nonostante la condanna definitiva di Alberto Stasi arrivata nel 2015, le nuove verifiche tecniche e l’attività della Procura di Pavia hanno riaperto il confronto, anche in televisione, tra le parti coinvolte e tra commentatori.
Nel dibattito riemerso nelle ultime settimane, i temi più discussi riguardano soprattutto gli approfondimenti su DNA e reperti, con un’attenzione particolare alle tracce biologiche sotto le unghie della vittima, elemento che viene indicato come potenzialmente rilevante nell’ambito degli accertamenti in corso.

Garlasco, nuove analisi e accertamenti della Procura
Negli ultimi mesi, l’attenzione sul caso Garlasco è cresciuta in parallelo all’attività della Procura di Pavia e a nuove analisi tecniche. Tra i punti al centro della discussione rientrano gli esami relativi al DNA e ad altre tracce presenti sulla scena del crimine, con riferimento anche alle evidenze repertate nel corso delle indagini.
Il confronto pubblico si è alimentato per via della contrapposizione tra chi ritiene consolidata la verità processuale e chi sostiene la necessità di ulteriori verifiche su aspetti considerati non pienamente chiariti.

Le posizioni della famiglia Poggi e l’intervento dell’avvocato Tizzoni
Nel dibattito mediatico, è stata richiamata la posizione della famiglia Poggi, che ha ribadito in più occasioni la propria fiducia nell’esito definitivo del procedimento. In televisione, il conduttore ha osservato: “Ho la sensazione che la famiglia Poggi reagisca sempre in un certo modo, capisco attaccare De Rensis, che fa il suo lavoro, ma la Procura è super partes. L’unico obiettivo è cercare la verità”.
Per la famiglia, è intervenuto l’avvocato Tizzoni, che ha dichiarato: “Dopo la sentenza del 2015 ogni anno c’è stato qualcosa, se per verità si intende quella processuale, e questa dovrebbe essere per tutti, quella è lì. Se qualcuno vuole metterla in discussione legittimamente lo può fare nelle sedi opportune chiedendo la revisione. La famiglia Poggi rispetta la verità processuale, per loro è anche sostanziale, l’hanno toccata con mano partecipando ogni volta a tutte le udienze, sentendo tutti i periti e i consulenti.”
Il legale ha aggiunto: “La verità, deve essere definita alternativa, della Procura di Pavia, non la conosco, credo che non la conosciate neanche voi. Se emergerà altro si prenderà atto di quello che la Procura di Pavia ritiene di frapporre alla verità processuale. Non c’è possibilità neanche volendo che la famiglia Poggi impedisca l’indagine, questa va avanti, a dire che l’unico colpevole è Stasi non siamo noi ma la Cassazione, se a qualcuno non vanno bene le sentenze non è un problema mio, non mi devo preoccupare di aspetti sociologici, di quello che i cittadini pensano, a me interessa il procedimento a carico di Stasi, oggi guardo con rispetto dovuto all’inchiesta che è in corso, di cui so pochissimo se non i dati dell’incidente probatorio.”
Infine: “Anzi, in quello è rimasta ancora più confermata la responsabilità di Stasi dal famoso Estathè, quando sarà completata trarremo le nostre conclusioni. L’idea che non vogliano la verità non è un concetto secondo me corretto, la verità c’è”. Non è mancata la replica, estremamente colorita, dell’avvocato De Rensis.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva