
La televisione generalista vive di rituali rassicuranti, di appuntamenti fissi che sembrano immutabili anche quando la realtà irrompe con la sua forza. È proprio in questi momenti che le scelte editoriali pesano più del solito, perché raccontano il rapporto tra chi fa televisione e chi la guarda. La messa in onda di Affari Tuoi nel giorno del lutto personale di Stefano De Martino ha acceso un dibattito che va oltre il singolo programma e tocca il senso stesso del servizio pubblico.
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Affari Tuoi e il sottopancia che divide
Affari Tuoi è andato in onda regolarmente, nonostante la notizia della morte di Enrico De Martino, padre del conduttore, fosse arrivata poche ore prima. La scelta della Rai è stata quella di non intervenire sul palinsesto, trasmettendo una puntata registrata il 14 gennaio, come avviene abitualmente per il game show del preserale. A segnalarlo, un sottopancia minimale: “Puntata registrata il 14 gennaio”.
Nient’altro. Nessun riferimento al lutto, nessun messaggio istituzionale di vicinanza, nessuna cornice emotiva che accompagnasse la visione. Dal punto di vista tecnico, nulla di anomalo. Dal punto di vista simbolico, però, quella scritta è apparsa a molti come un gesto freddo, distante, quasi burocratico. Come se il contesto umano fosse stato completamente espunto dalla narrazione televisiva.
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Rai e il confronto con il caso Delogu
Il pubblico non ha potuto evitare il paragone con un precedente recente. Quando Andrea Delogu perse il fratello Evan Oscar in un tragico incidente stradale, la Rai decise di sospendere per una settimana La porta magica. Situazioni diverse, certo, per natura del lutto, età delle persone coinvolte e peso dei programmi all’interno del palinsesto. Da una parte un programma di seconda serata, dall’altra uno dei pilastri del preserale, capace di superare stabilmente il 25% di share e di trainare l’intera prima serata della rete.
Eppure, l’asimmetria di trattamento è saltata agli occhi. Non tanto come richiesta di sospensione a ogni costo, quanto come interrogativo sul criterio adottato. Perché in un caso si è scelto di fermarsi e nell’altro di andare avanti come se nulla fosse? È qui che la questione smette di essere solo televisiva e diventa culturale, legata all’idea di attenzione, empatia e responsabilità che il servizio pubblico dovrebbe incarnare.
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