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Canzonissima, l’annuncio sul vincitore ma è polemica: canzone rovinata!

Canzonissima, Leo Gassmann vince la quinta puntata: polemiche sulla cover di Vasco Rossi

C’è qualcosa di profondamente rivelatore nelle serate in cui gli artisti scelgono di misurarsi con brani che non hanno scritto, ma che avrebbero voluto firmare. È una sorta di confessione artistica, un gioco di specchi tra identità e aspirazione. La puntata di Canzonissima del 18 aprile si è mossa esattamente su questo crinale, offrendo un mosaico di interpretazioni che, tra guizzi e cadute, ha restituito più di un ritratto autentico dei dodici protagonisti in gara. Il tema “La canzone che avrei voluto scrivere” ha acceso il palco con grandi classici, ma anche con inevitabili confronti, spesso impietosi, con gli originali.

Canzonissima pagelle: tra rinascite e scivoloni

La serata si apre sotto il segno della rigenerazione grazie a Malika Ayane, che con “Nel blu dipinto di blu” riesce nell’impresa non banale di restituire vita nuova a un brano che rischia, per la sua iconicità, di diventare quasi intoccabile. Il suo voto “Rigenerator” fotografa perfettamente l’effetto: tutto ciò che tocca si trasforma.

Diverso il discorso per Michele Bravi, impegnato in “I migliori anni della nostra vita”. L’etichetta di “Padre Michele” non è solo una battuta, ma un segnale di una cifra stilistica ormai prevedibile, quasi ingessata. Un limite che emerge con chiarezza.

E poi c’è Leo Gassmann, chiamato a confrontarsi con “Un senso” di Vasco Rossi. Qui il giudizio si fa tagliente: “Oltre alla pronuncia ‘Un zenzo’, che già farebbe rabbrividire, a crearmi un discreto mal di pancia è la sua mancanza di intonazione. Ma perché? Non me lo spiego. Non ce la faccio proprio.” Una stroncatura che pesa, soprattutto considerando la delicatezza del brano scelto.

Canzonissima, Leo Gassmann vince la quinta puntata: polemiche sulla cover di Vasco Rossi

Canzonissima pagelle: le voci che dividono

Se Irene Grandi gioca in casa con “Albachiara”, trovando un equilibrio naturale e convincente — “Vasco Rossi è il suo habitat” — altri inciampano proprio sull’interpretazione. È il caso di Fausto Leali, che in “La valigia dell’attore” viene liquidato con un netto “Urla. Tanto. Troppo.”, trasformando un’occasione potenzialmente intensa in un’esibizione eccessiva.

Sulla stessa lunghezza d’onda Fabrizio Moro, che con “Il cielo è sempre più blu” mostra una performance definita “Vena”, con “Urla e fa karaoke in modo sguaiato. Sempre uguale.” Una critica che sottolinea la mancanza di evoluzione artistica.

Tra gli altri, Vittorio Grigolo resta ancorato alla sua dimensione tenorile, risultando prevedibile, mentre Riccardo Cocciante appesantisce “Il cielo in una stanza” con un’impostazione teatrale quasi eccessiva. Delude anche Elettra Lamborghini, descritta come spenta e poco coinvolta: “Ridateci la vera Elettra.”

Non manca però la luce: Arisa incanta con “Nei giardini che nessuno sa”, guadagnandosi un eloquente “Poesia”, mentre Enrico Ruggeri trova una sua coerenza in “A muso duro”, più parlata che cantata, ma comunque efficace nel messaggio.

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