Vittorio Feltri è tornato a intervenire sul delitto di Garlasco con parole molto dure durante Domenica In. Il giornalista, che da anni sostiene l’innocenza di Alberto Stasi, ha contestato apertamente il lavoro svolto negli accertamenti iniziali, in un confronto acceso con Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma.
Il dibattito è avvenuto mentre la nuova indagine della Procura di Pavia continua a riaccendere l’attenzione su alcuni elementi della vicenda. Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, ma la riapertura investigativa ha riportato al centro interrogativi già discussi negli anni passati.

Vittorio Feltri a Domenica In sul caso Garlasco
Nella puntata di domenica 4 ottobre, Domenica In ha dedicato un lungo spazio al caso Garlasco. In studio, insieme alla conduttrice Mara Venier, erano presenti anche Tommaso Cerno e Rita Cavallaro; Garofano è intervenuto in collegamento per chiarire alcuni aspetti relativi alle analisi eseguite nel corso delle indagini.
Il confronto si è concentrato soprattutto sugli esami effettuati sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Secondo quanto emerso di recente, due corse analitiche con esito negativo non sarebbero state trovate negli atti del 2007 disponibili alla Procura di Pavia. La questione è diventata uno dei nodi più discussi nella nuova fase della vicenda giudiziaria.
Le analisi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi
Garofano ha respinto l’ipotesi che il Ris abbia omesso, alterato o manipolato risultati. L’ex generale ha riferito che il 19 settembre furono svolte analisi dalle quali, dopo ulteriori verifiche, sarebbe stato individuato un profilo attribuito a Chiara Poggi. Il giorno successivo, invece, sarebbero state effettuate due corse negative, senza l’emersione di Dna.
Secondo la ricostruzione fornita dall’ex comandante, tali esiti negativi non avrebbero avuto un rilievo idoneo a modificare il valore delle verifiche precedenti. Nel corso della trasmissione è stata però sollevata una diversa osservazione: la valutazione dei risultati, secondo questa posizione, non avrebbe dovuto essere definita autonomamente dagli investigatori, ma sottoposta al contraddittorio nel processo.
Garofano ha contestato questa lettura, sostenendo che negli anni si sarebbe consolidato un pregiudizio nei confronti del Ris e di quanti lavorarono agli accertamenti. Ha quindi rivendicato la correttezza dell’attività svolta, negando che il reparto possa essere indicato come responsabile della condanna definitiva di Alberto Stasi.
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