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“È falso”. Garlasco, l’annuncio di Gianluigi Nuzzi dopo l’intervista a Marco Poggi

Vittime e familiari: il tema del rispetto mediatico

Il secondo punto indicato dal giornalista riguarda il modo in cui, secondo la sua ricostruzione, sono stati trattati i familiari di Chiara Poggi nel dibattito pubblico. Nuzzi ha affermato che per “la prima volta non si è avuto nessun riguardo, e non si ha nessun riguardo, verso le vittime e i parenti delle vittime”. Nello stesso passaggio ha dichiarato: “che Chiara è stata oggetto di qualsiasi tipo di aggressione mediatica, così come è successo a suo fratello e alla sua famiglia. Per me è inconcepibile che un genitore debba difendersi da accuse propalate da chi vive non di informazione ma passa il tempo a lanciare cose nella rete solo per avere indietro un briciolo di visibilità”.

Gianluigi Nuzzi: rigore professionale ed errori ammessi

Nel corso dell’intervista, Nuzzi ha parlato anche del proprio metodo di lavoro e del tema degli errori. “A me la sciatteria dà profondamente fastidio”, ha detto, aggiungendo: “Io sono un giornalista che fa errori. Ne ho fatti nel corso della mia carriera e non ho problemi ad ammetterlo pubblicamente. Per esempio, una volta mi sono sbagliato sulla memoria di Gianni Versace e poi, insomma, ho chiesto scusa. Che altro potevo fare?”. Ha poi proseguito: “nella vita privata spero di essere anche altro, uso il sarcasmo, mi diverto con la dovuta leggerezza che abbiamo tutti, con le nostre contraddizioni che sono le scintille dell’esistenza, almeno lo sono della mia. Sul lavorativo sono molto fortunato”.

Il percorso tra tv, giornali e radio

Il giornalista ha ripercorso anche alcune tappe del suo percorso professionale tra televisione, giornali, radio e teatro, soffermandosi in particolare sul mezzo radiofonico. “La radio è strepitosa. Mi manca. Lei parla di “mezzo”, ma io lo intendo come “strumento”: e lo strumento migliore che c’è è il proprio entusiasmo. Bisogna seguirlo sempre, nella vita privata così come nel lavoro. Bisogna fidarsi di quella parte intuitiva di noi che nasce dall’entusiasmo. Le racconto una cosa: quando scrivo, sono così preso che non mi accorgo del tempo che passa. Posso stare dieci ore al computer e saltare il pranzo. Poi mi sveglio da questa specie di isolamento con i crampi allo stomaco, intendiamoci. Però, ecco, è la passione”.

Il ricordo del padre e i dialoghi in Piazza Duomo

Nuzzi ha collegato il proprio interesse per la comunicazione anche a un ricordo personale legato al padre e alle discussioni pubbliche nel centro di Milano. “Quando ero bambino mio papà mi portava in Piazza Duomo, a Milano, dove tutti i giorni si formavano decine di capannelli di persone che, senza conoscersi, si ritrovavano per parlare di politica, di società, di lavoro, d’Italia. Chi con la cravatta, chi senza, chi elegante, chi meno: ma parlavano, discutevano. Io ero piccolo e già allora trovavo quell’agorà strepitosa”.

Le accuse sul presunto compenso a Marco Poggi: la smentita

Nella parte finale dell’intervista, Nuzzi è tornato sulle polemiche legate alle affermazioni di Fabrizio Corona, secondo cui sarebbe stato previsto un compenso da 50 mila euro a Marco Poggi per la partecipazione alla trasmissione. Il giornalista ha respinto l’ipotesi e ha annunciato iniziative legali: “io ho querelato e che tornerò a querelare”. Quindi ha aggiunto: “Ma, vorrei sapere, quella cifra da dove gli viene? Perché proprio 50mila e non 100mila a questo punto, o addirittura un milione? A Quarto grado il massimo che possiamo pagare è una pizza, mi creda. Forse un pernottamento o un volo aereo quando è necessario. Niente di più”.

La vicenda resta al centro dell’attenzione mentre proseguono gli sviluppi sul caso Garlasco e il confronto pubblico continua a seguire l’evoluzione dell’inchiesta e delle posizioni espresse dai principali protagonisti mediatici.

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