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Garlasco, Garofano shock da Vespa: quella risposta che sconvolge tutti

A quasi vent’anni dai fatti, la vicenda di Garlasco continua a interrogare l’opinione pubblica e a riaprire il confronto sul lavoro svolto dagli investigatori. Stavolta a riaccendere la tensione è Luciano Garofano, ex comandante del Ris, intervenuto a Cinque minuti di Bruno Vespa per difendere senza esitazioni il lavoro svolto nelle prime indagini.

Il punto più discusso? Il famoso pedale della bicicletta di Alberto Stasi: un reperto diventato, suo malgrado, una piccola star del caso giudiziario. Un test genetico aveva indicato un profilo attribuibile a Chiara Poggi, mentre due verifiche successive avevano dato risultato negativo. Una situazione che continua a far discutere.

Garofano nega di aver sbagliato: le parole che fanno discutere

Garofano, però, non lascia spazio a ripensamenti. Alla domanda sugli eventuali errori commessi dal reparto investigativo, la replica è arrivata secca: «No, assolutamente no». Per l’ex generale, il Ris sarebbe stato investito negli ultimi giorni da accuse ingiuste e da una narrazione che non renderebbe conto del lavoro effettuato.

L’ex comandante ha parlato di una «campagna di delegittimazione» nei confronti del reparto. Parole pesanti, in un quadro già delicatissimo, dove ogni dettaglio delle vecchie analisi torna sotto la lente. E Garofano ha scelto di esporsi proprio mentre le nuove indagini su Andrea Sempio hanno riportato il delitto di Garlasco al centro dell’attenzione.

Chiara Poggi, la vittima dell’omicidio di Garlasco

Garlasco e il Ris: Garofano difende le prime indagini

Secondo quanto riportato nel corso dell’intervista, Garofano avrebbe deciso di intervenire per tutelare la professionalità dei carabinieri che lavorarono al caso nel 2007. Il suo messaggio è chiaro: quegli accertamenti sono stati discussi nei vari processi che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

Non è soltanto una precisazione tecnica. È una presa di posizione pubblica, con un pizzico di amarezza. Garofano ha infatti sostenuto che il Ris sia stato «vituperato e delegittimato in maniera veramente vergognosa».

La vicenda resta inevitabilmente complessa. Chiara Poggi fu uccisa il 13 agosto 2007 nella sua abitazione di Garlasco, nel Pavese, e Alberto Stasi, allora suo fidanzato, è stato condannato in via definitiva per l’omicidio.Le nuove verifiche della Procura di Pavia, tuttavia, hanno riportato sotto esame alcuni aspetti delle indagini originarie. Dubbi e interrogativi che, se trovassero riscontri concreti, potrebbero incrinare profondamente la fiducia nella ricostruzione investigativa su cui si è fondata la vicenda giudiziaria. E in televisione sono in tanti gli opinionisti e i professionisti che stanno cercando di far luce si fatti con domande scomode e incalzanti.

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