Dna sul pedale della bici di Stasi: cosa ha detto Luciano Garofano
Il passaggio più curioso e discusso dell’intervista riguarda proprio il Dna sul pedale della bicicletta. Il primo esame avrebbe rilevato un profilo genetico riconducibile alla vittima; il giorno dopo, però, altri due accertamenti non avrebbero confermato quel dato. Un contrasto che, comprensibilmente, ha acceso dubbi e domande.
Garofano ha spiegato di ritenere probabile di essere stato informato di tutti gli esiti, pur senza rivendicare una memoria perfetta a distanza di diciannove anni. Un dettaglio tutt’altro che banale: nella ricostruzione dell’ex generale, la valutazione conclusiva dei tecnici sarebbe stata comunque condivisa.
La formula usata è stata netta: «Era ed è sicuramente attribuibile a Chiara Poggi». Ma subito dopo è arrivata la precisazione che cambia il senso della discussione: «Non era sangue».
Ed è qui che il caso si fa quasi da laboratorio televisivo. Un profilo genetico può essere attribuito a una persona, ma questo non basta a definire con certezza quale materiale biologico lo abbia trasportato. Secondo Garofano, dunque, quel Dna sarebbe di Chiara Poggi, ma non proverrebbe da sangue.

Perché i test successivi sul pedale furono negativi
Bruno Vespa ha chiesto anche perché non siano stati effettuati ulteriori esami. Garofano ha chiarito di non essere stato presente durante l’attività in laboratorio e ha parlato quindi con prudenza, come impone una situazione così lontana nel tempo.
La spiegazione fornita è che il capitano Marino, responsabile degli accertamenti, avrebbe probabilmente utilizzato tutto il materiale biologico disponibile. Dopo il giorno 20, di conseguenza, non ci sarebbe stato altro campione da analizzare. Un particolare tecnico, ma decisivo per comprendere perché il dossier non abbia avuto ulteriori repliche.
Garofano non ha presentato questa dinamica come una certezza verificata in prima persona. Ha parlato di una circostanza probabile, mantenendo quella cautela che, nella vicenda Garlasco, resta indispensabile.
Documenti e ipotesi scambio campioni: la risposta dell’ex generale
Un altro tema emerso a Cinque minuti riguarda la documentazione delle analisi. Garofano ha raccontato che, davanti al pubblico ministero, avrebbe riportato una sintesi del lavoro svolto senza consegnare subito tutti i dati tecnici. A suo dire, quei materiali sarebbero stati in seguito trasmessi nel novembre 2025.
L’ex comandante ha però sostenuto che le informazioni fossero già disponibili ai consulenti delle parti, richiamando verbali del 17, 24 e 25 settembre e la testimonianza del dottor Capra. Secondo la sua ricostruzione, tutti avrebbero potuto conoscere le attività eseguite fino a quel momento.
Infine, l’ipotesi più spinosa: un possibile scambio di campioni. Anche qui Garofano non ha avuto esitazioni e ha risposto: «No, assolutamente no». La sua posizione resta quella di una piena fiducia nelle procedure e nelle valutazioni del Ris.
Resta da chiarire come evolveranno le nuove indagini e quali ulteriori elementi emergeranno. Per ora, Garofano ribadisce la sua versione: nessun errore determinante, nessuno scambio e un profilo genetico attribuibile a Chiara Poggi, pur non trattandosi di sangue. Nel caso Garlasco, anche un pedale continua a far parlare.
